Feed

rss

Tutte le MicroStorie
Archivi

Niente più lamponi

Lo yogurt al lampone sapeva di chewing gum, di arancia passata, di medicina per la tosse e aveva un retrogusto acido come la frenata secca di un ottovolante. Leggi il resto di questa microstoria

Allah akbar

vista_bosforo_bigNikon D40x – 24mm, F 4, 1/30.

Quando parte, parte. Non c’è storia. Che sia mattina o sera o metà pomeriggio o chissà quale altra ora del giorno, immersa nell’aria umida e densa di metà aprile, la voce del muezzin rimbomba dai minareti. Ovunque. Voci e voci, fuori sincrono, lunghe teorie di vocali stirate, di «Aaaaa…», di «Eeeee…», di «Iiiii…», un lamento che è in realtà un invito, un richiamo. E dalla sua panchina con vista sul Bosforo Mehmet si alza ogni mattina al suono dei primi strilli amplificati. Corre a lavarsi mani, piedi e testa, per pregare verso il sole nascente; in piedi, in ginocchio, prostrato. Poi torna sulla panchina coperta di giornali per godersi in pieno l’alba magnifica. Leggi il resto di questa microstoria

La profezia mutevole (I)

   La porta è rotta e non si chiude. Avanti, indietro, 47 secondi di intervallo, poi ancora avanti, indietro. Toni conta… 1, 2, 3… nuovo periodo, nuovo apri e chiudi. Gli altri passeggeri sembrano non farci caso. Il treno è troppo pieno per lamentarsi di un banale guasto alle porte del vagone. Apparentemente solo Toni ne è mortalmente infastidito. Sudato, nervoso, con il cappotto calato a metà ma ancora infilato nelle braccia, come una camicia di forza, Toni conta i passaggi della porta rotta, accerchiato da altre 34 persone nel vagone; anche loro più o meno affaticate, sudate, infastidite. C’è chi parla, chi urlacchia al cellulare, una coppia si struscia. Toni è in piedi nel corridoio centrale, salendo a C******* non trova già più posto.

   Come al solito Toni rifugge la promiscuità italiota e si avvicina con fare noncurante a una coppia anglofona che ha individuato a metà vagone. Arriva nel mezzo di una frase:
  
   – So that’s why I can’t get rid of it easily…
  
   E’ un uomo che parla. Sopra i trenta anni, ben vestito. Ha in mano un libro. Toni sbircia la copertina; The First Verse di Barry McCrea. Mai sentito.
   L’uomo parla a una ragazza più giovane, straordinariamente carina. Lentiggini e occhi verdi. Uno sguardo un po’ allucinato, ma anche lei ben vestita e con capelli ordinati, lunghi fino alle spalle.

   – But… – risponde lei – If you just leave it here, I mean… How on earth it can come back to you?

   – You don’t understand – scuote la testa l’uomo. – It’s not supposed to work like that. You know what? Let’s try…

   Toni ha smesso di contare le aperture e le chiusure della porta rotta e ascolta con attenzione. Di solito si mette accanto ai turisti per farsi affascinare dall’idea del viaggio (con il suo lavoro viaggiare è difficile) e per fare pratica d’ascolto, essendo le lingue (in particolare l’inglese) la sua passione. Si domanda di cosa la strana coppia stia ragionando e del perché una ragazza così carina possa lasciarsi intrappolare in una discussione all’apparenza totalmente priva di senso.

   I due inglesi (americani no, non sembra) aprono insieme il libro che l’uomo aveva in mano, come sfogliando le pagine in modo casuale. Poi si guardano attorno, ma senza incrociare gli occhi curiosi di Toni.
   L‘uomo scrive qualcosa in un taccuino, poi la ragazza controlla  qualcos’altro nel libro e nel taccuino, sembra esterrefatta. Infine i due si alzano di scatto e senza una parola né un gesto scomposto se ne vanno verso la testa del treno.

   Sul sedile è rimasto il libro. Toni lo vede, si volta per chiamare i due turisti, se davvero erano due turisti, ma riesce a intravederne solo i profili, mentre la porta del vagone si richiude alle loro spalle.

   Il treno rallenta, si ferma. Stazione centrale, decine, centinaia di pendolari scendono dal treno e Toni ha il libro in mano. Se lo rigira fra le dita, osservandolo. Sul frontespizio c’è un timbro stampato in verde, è un ex libris: sotto l’immagine stilizzata di una mano che porge un volume si legge la scritta «The Book Crossing Society», in caratteri gotici e un po’ sbiaditi.
   Toni scende dal treno velocemente, spintonato dagli altri passeggeri; dei due inglesi nessuna traccia. Nessuno che somigli alla misteriosa coppia né sulla pensilina, né nei dintorni del treno. Mentre Toni allunga il collo per controllare meglio, un rastone alto due metri impatta su su di lui, facendogli perdere l’equilibrio. Toni esclama:

- E che cazzo!
- No, cazzi tua – risponde con cattiveria il rastone.

   Nello scontro il libro è caduto; raccogliendolo e rimettendosi in piedi Toni vede una scritta  tracciata a mano in blu sulla prima pagina, nello spazio prima del testo stampato. È in una grafia ordinata, leggermente inclinata a destra che Toni legge:

   Two hours from now. RedCap wins; give it back to her or pay the consequences. Do not look at page 46 before lunch.

   Il tutto senza riuscire a capire nulla del possibile significato delle parole…

Ennesimo di servizio

Nelle prossime due settimane il blog potrebbe esssere aggiornato con frequenza (ancora più) alterna: sono in viaggio fino al 4 febbraio!

Nel frattempo vi invito a seguire questo topic in cui si sviluppa in modo ‘eterodosso’ una vecchia microstoria di successo…

Post Christmas

   Fa freddo, umido anche. Per strada la gente si urta; la città è un grande flipper di luci e di corpi, tutto in movimento. Alla stazione degli autobus arriva Maria, un corpo in mezzo agli altri; c’è la sua testa, venti centrimetri cubi di spazio privato, in cui l’eco dei clacson dell’ultimo ingorgo pre-festivo risuona distante. Maria non si aspetta un Natale diverso dai soliti per la famiglia Ristori. «Tutti i Natali la stessa storia» si ripete Maria tornando a casa, «prima l’attesa mescolata all’odio per i regali e per la gente impazzita nei negozi, poi la delusione di un giorno che passa come ogni altro, poi l’amarezza dei bilanci di fine anno».
   Maria si allontana dalla città ostile e lampeggiante per rientrare. Chiusa la porta trova Pietro. Pietro ha otto anni ed è celiaco. Del Natale non può assaggiare nulla, o quasi, ma Maria, sua madre, gli ha fatto un panettone tutto speciale. «Caro Babbo Natale» ha scritto Pietro in una pagina di quaderno, «quest’anno vorrei che la mamma fosse più tranquilla, ma se ce la fai anche il capo dei Gormiti, come ti avevo chiesto anche a novembre». Pietro è intelligente e Maria è una mamma sola, con pochi soldi. Il contratto a progetto non basta, trentaquattro anni e un dottorato in Storia e un certo Fabrizio che c’era e ora non c’è più, e la casa, la macchina, la scuola, la bici nuova, le tasse, la luce…

   Stasera nella cassetta delle lettere Maria ha trovato 500 euro e un biglietto: «Ti vedo tutti i giorni. Sei una donna forte e bella, ti ammiro. Buon Natale» e una firma illeggibile.
    Le vie del centro lentamente si spopolano, nel quartiere di Maria tante finestre gialle punteggiano la sera. Maria si meraviglia, ed è più tranquilla per questo Natale. Il capo dei Gormiti sta arrivo.

Si riparte


Quale modo migliore per uscire dallo stallo post-festivo che la pubblicazione di un mio racconto (in edicola tra due settimane) sul numero 15 della rivista toilet. Sotto trovate la "testatina" della rivista con il link al sito. Per postare la versione .pdf del mio racconto ormai aspetto l’uscita…

Nuovo post di servizio


Blog momentaneamente in stand-by. Tornerà presto attivo.

nessun titolo

Altra breve segnalazione. Finalmente è stato pubblicato Il sopralluogo, racconto di scrittura collettiva di cui sono uno degli autori. Potete scaricarne una versione in pdf QUI, oppure visitare il sito della SIC e la pagina del racconto.
Perché questo blog?
Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
Alcuni vicini

SIC

Trentarighe
Creative Commons License
InfiniteMicroStorie by MrTree is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License
Contatore siti

Il blog è progettato per essere letto con logo_fire a una risoluzione di almeno 1024x768

Bad Behavior has blocked 33 access attempts in the last 7 days.