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		<title>For Zuer &#8211; Welcome to Jordan</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 20:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[For Zuer - Welcome to Jordan]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando il pulmino ha frenato di botto è stato come un calcio in corpo. La nausea c’era tutta, così come la puzza di frantoio. Che sembra un misto di olio, animale morto, e merda. Zuer continua a ripetere indicandoci cose a destra e a sinistra “Welcome to Jordan” e noi gli crediamo. I giordani impacchettati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando il pulmino ha frenato di botto è stato come un calcio in corpo. La nausea c’era tutta, così come la puzza di frantoio. Che sembra un misto di olio, animale morto, e merda. Zuer continua a ripetere indicandoci cose a destra e a sinistra “Welcome to Jordan” e noi gli crediamo. I giordani impacchettati dalla <em>kefiah</em> guidano come assassini, perfettamente sobri.<span id="more-372"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La pianura è piatta come dev’essere e lontano dal finestrino si vedono le montagne. Quali e di quale nome non saprei dire. Stanotte sono stato male. Non era la diarrea, una parola ingiusta per il malore, o meglio non era solo la diarrea. Era male di viaggio. Il sole del Mar Morto deve avermi fritto il cervello e il sale bruciato gli occhi, ma sto piangendo e mi nascondo sotto le lenti scure. Gli altri con me sono persone in gamba, bravi perché in vacanza lo siamo tutti, finché qualcosa non va storto, allora immagino tornerebbero alla normalità, ma mi piacciono tutti e sento affetto per ognuno.</p>
<p style="text-align: justify;">La Strada dei Re pare straordinariamente priva di buche, ne sento quasi la mancanza e ho comunque voglia di vomitare. Zuer, che ha quattro figli maschi e una femmina, ci racconta le barzellette su Aladino in un inglese pastoso e bellissimo, come il cibo di questa terra (che per inciso io non digerisco). Lo ricambio con un indovinello di famiglia: “Cos’è che andando giù ride e tornando su piange?”. Tutto il gruppo ci pensa. Zuer è affascinato. In qualche modo, per tentativi, si arriva all’acqua e qualcuno, non mi ricordo chi, indovina: la carrucola e il secchio di un pozzo. Zuer ride e io penso alla mancanza in generale, ai bisogni umani e all’acqua. Non ne hanno molta in Giordania, anzi non ne hanno proprio.  Non ne avevo neanche io per la doccia stamani. Sono rimasto polveroso. Polvere, che mi sembra di aver capito gli arabi chiamano <em>turab</em>. Qui copre tutto e sarà un caso ma mentre con la coda dell’occhio vedo passare l’ennesimo ragazzo circondato dalle capre d’ordinanza, dalla strada arrivano e passano via veloci le note dell’unica canzone occidentale sentita fino ad ora: I Queen, <em>Another One Bites The Dust</em>, polvere su  polvere, ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">La solita Bubu accanto a me sbuffa perché il sole è dal suo lato e la sta cuocendo. “Ti sei dato la crema?”, mi rammenta. “Mettila o ti bruci le mani!”. Ancora non si vede perché il caldo è appena iniziato, ma sono una maledetta mucca pezzata, ringraziando San Stronzio, patrono degli affetti da vitiligine. Vitiligine, dal greco <em>vitiliginòs</em>,  cioe ‘saggezza’. O anche ‘pezzatura fottuta’. Insomma quando mi abbronzo le mie mani diventano come la cartina del Medioriente, tanti pezzettini tutti diversi; qualcuno più moderato e rosa, altri completamente bianchi. Da bambino mi immaginavo le macchie come isole e ne tracciavo i contorni, reami d’epidermide e frustrazione. Le nascondo, anche qui. Stando attento inoltre a non porgere mai la sinistra per salutare, è considerato scortese, dice. Per via che in teoria con la sinistra ci si pulisce il culo, pare. Io sempre usato la destra comunque e abbondantemente munita di carta in precedenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Può darsi che i Queen abbiano poteri taumaturgici? I ranocchi nello stomaco si sono addormentati. Posso controllare nuovamente la strada e parlare con Zuer. Siamo in una zona povera; le case sembrano scatole di cartone rivoltate e diverse carcasse di furgoni e automobili arredano i bordi delle vie e i campi, insieme a gomme e cerchioni. Questa dei cerchioni dev&#8217;essere una fissazione araba. Li vendono ovunque e più tamarri sono meglio è.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi va di parlare troppo dei luoghi però, delle cose viste, degli edifici: nella migliore delle ipotesi le guide sono noiose. Mi piacciono di più le persone, al mercato, nei suk, nei valloni scoscesi insieme alle capre. Chiedo sempre il nome, l&#8217;età, cose del genere, e cerco di capire leggendo i volti, le storie: se davvero i sentimenti sono uguali dentro il cuore degli uomini. Li rintraccio nei sorrisi. Sorridono bene i giordani, e ancora meglio i bambini dei beduini che sono bellissimi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il deserto è passato e l&#8217;incredibile Petra anche. Ho i piedi rovinati dalle vesciche e da diversi chilometri di roccia. Sono in  aeroporto: i compagni si sono divisi pezzo dopo pezzo, a gruppi e singoli, come tante molecole o atomi. Ciascuno ritorna a quello che ha, o che non ha, o che vorrebbe. Saluto Zuer abbracciandolo forte; è davvero dispiaciuto. “I’ll never see you again?” gli domando pieno di sonno. “Insha&#8217;Allah”, è la sua risposta ed è tutto quello che mi basta.</p>
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		<title>Il ritiro</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il ritiro]]></category>

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		<description><![CDATA[Era aprile o forse era maggio, non ha importanza. La neve non c&#8217;era più e noi potevamo camminare lungo il fiume, dalla chiesa fino in paese, senza intoppi, semplicemente schivando le pozzanghere.
Ci facevano cantare e cantare e camminare; probabilmente per stancarci, così la sera gli &#8216;animatori&#8217; avrebbero potuto fumarsi una sigaretta in pace, pomiciare nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Era aprile o forse era maggio, non ha importanza. La neve non c&#8217;era più e noi potevamo camminare lungo il fiume, dalla chiesa fino in paese, senza intoppi, semplicemente schivando le pozzanghere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci facevano cantare e cantare e camminare; probabilmente per stancarci, così la sera gli &#8216;animatori&#8217; avrebbero potuto fumarsi una sigaretta in pace, pomiciare nel chiostro e rilassarsi, invece di sorvegliarci. Avevano un modo bizzarro di mantenere la disciplina; erano solo pochi anni più grandi di noi. Funzionava così: le ragazze chiamavano i ragazzi che ci minacciavano fisicamente, tiravano lacche bonarie dietro le orecchie e feroci pugnetti secchi tra la spalla e il gomito, dove fa più male.<span id="more-365"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, prima tentavano sempre di stancarci, soprattutto la sera prima di andare a dormire. Io non cantavo, però camminavo. Spesso in fondo alla fila, cercavo sempre un posto dove poter osservare la colonna. Arrivati in paese di solito lo schema era fisso: gelatino (una palla sul cono e via) e breve ricognizione intorno all’unico monumento del paese. Seduti tutti cinque minuti e lezione di catechismo improvvisata dall’onanista-capo, il più ‘responsabile’. Tanto il prete non c’era. Rientrati dovevamo andare di filata nelle camerate, ma prima preghiera turbo della buonanotte in chiesa, tra le facce allampanate di quelli che già dormivano in piedi e degli altri, illuminati dall’elettricità tremolante, che si smoccolavano, lisciavano i capelli, sputicchiavano, grattavano, tiravano pestoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma non si stava male, tolto il vitto, l’alloggio, i compagni e le abluzioni. Ah, io ero innamorato, tra le altre cose. Lei aveva la mia età ed era l&#8217;alba ed era il tramonto, conosceva la musica e le canzoni, seguiva i gruppi, divideva il bene e il male, affrontava l&#8217;ingiustizia e la rabbia; possedeva una grazia e un mistero che per me erano quelli di un’isola disabitata. Non la comprendevo ma parlavamo, e mi sforzavo, come deve forzarsi il burro, quando è spalmato su troppo pane. Non riuscivo a intuire i confini dei suoi perché, o del suo malessere, che era anche il mio ma degli anni a venire. Era bella, come sono belle le apparizioni. Rimanendo solo con lei tutto andava bene: avevo una cognizione lampante della vita e dell&#8217;universo che, allora,  escludeva del tutto il dolore. Escludeva tra l&#8217;altro anche le seghe di gruppo, all&#8217;epoca molto in voga durante i ritiri dell’oratorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il resto non si poteva cancellare: oltre alla presenza di lei, tutto intorno, rimanevano il catechismo e le canzoni, le camminate fottute dalla chiesa al paese, il gelato; l&#8217;ortica nel sacco a pelo e i raid fatti col dentifricio, ovviamente ai danni dei più deboli. In genere non dormivamo che qualche ora, ma eravamo svegli e attenti e ci prendevamo sul serio.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sera, l&#8217;ultima sera del ritiro, lei venne nella mia camera. La dividevo insieme ad altri tre compagni di ritiro. Sfigati totali (sottoscritto incluso, s’intende). Fino a cinque minuti prima avevamo speso il nostro tempo antecedente il sonno tirandoci pezzi di arancia marcia, da un letto a un altro, poi entrarono le ragazze. Era una cosa alla buona, una trasgressione alla mortadella, un pigiama party di incoscienti. Battute e risatine; ma lei mi chiese se poteva stare con me e si mise vicino al mio sacco a pelo. Non successe niente, niente di niente di niente. Gli altri lentamente cedevano al sonno; qualcuno ritornò nella sua stanza. Si sentivano colpi di tosse e il rigirio dei corpi nei letti. Lei rimase lì, coperta a metà dal mio sacco a pelo. Mi disse: «Sto bene qui» e si addormentò. Era accanto a me.</p>
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		<title>S.T.O. &#8211; Surviving The Ordinary</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 15:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[S.T.O. - Surviving The Ordinary]]></category>

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		<description><![CDATA[La rubrica che insegna come sopravvivere alle tragedie di ogni giorno
di Turpitus Hemmy
Care amiche, cari amici,
complimenti per aver acquistato il primo episodio di S.T.O. &#8211; Surviving The Ordinary. L’unica edizione a puntate di consigli sulla sopravvivenza in ambiente domestico e familiare. Ogni uscita affronta una situazione estrema dell&#8217;ordinario, intervistando  chi, dopo aver maturato sul campo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><em>La rubrica che insegna come sopravvivere alle tragedie di ogni giorno</em></span></p>
<p style="text-align: center;">di Turpitus Hemmy</p>
<p style="text-align: justify;">Care amiche, cari amici,</p>
<p style="text-align: justify;">complimenti per aver acquistato il primo episodio di S.T.O. &#8211; <em>Surviving The Ordinary</em>. L’unica edizione a puntate di consigli sulla sopravvivenza in ambiente domestico e familiare. Ogni uscita affronta una situazione estrema dell&#8217;ordinario, intervistando  chi, dopo aver maturato sul campo l’esperienza necessaria, può dare consigli di sopravvivenza utili ad affrontare i peggiori orrori di ogni giorno. <span id="more-355"></span>In questa prima dispensa parleremo, insieme a John &#8216;<em>Trincetto</em>&#8216; MacCullighan, di una situazione potenzialmente mortale,  qualcosa per cui non bastano anni di esperienza diretta o settimane di <em>training</em> preparatorio: il pranzo di Natale a casa de (e con) i parenti della fidanzata.</p>
<p style="text-align: justify;">John &#8216;Trincetto&#8217; MacCullighan, che non ha bisogno di presentazioni (16 volte fidanzato in casa, operaio pulimentatore alle acciaierie Brandon Walsh, “Lavanda Gastrica” di bronzo al Capodanno 2008, autore di <em>Mia madre, il Demonio</em>), ci darà utili consigli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salve John. Secondo te come è possibile arrivare preparati al pranzo di Natale in casa dei parenti della propria fidanzata?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>È difficile preparasi. La sopravvivenza in situazioni del genere è basata su tre cose: attrezzatura, conoscenza e volontà di sopravvivere. Non finirò mai di dirlo: gente, si può sopravvivere a queste cose!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giusto John, grazie. Ma entriamo nel dettaglio. Cosa porteresti con te come equipaggiamento nell&#8217;ambiente ostile, poniamo casa di uno zio?<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vedi, qualcuno ti risponderebbe un coltello e un kit di ami da pesca, ma penso che un cellulare sia la scelta migliore.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un cellulare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sì, un cellulare è il perfetto dispositivo mimetico. Voglio dire, con un cellulare presente è possibile simulare un impegno imprevisto, è possibile chiamare un collega di lavoro per farsi urgentemente richiamare in servizio, è possibile infine intavolare una discussione sui &#8216;miracoli&#8217; della tecnologia con i vecchiacci invitati al banchetto. Quest’ultimo sarà un dibattito autoalimentante, che partendo dai più vieti luoghi comuni e dalla totale assenza delle mezze stagioni, andrà avanti da solo per ore. In altre parole una situazione perfetta per sgattaiolare in cucina con abile mossa ninja.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Incredibile John! Sei veramente un genio… Ma facciamo un esempio pratico: la vecchissima zia Berta serve il piatto forte di dodici generazioni fa: viscere di tacchino ripene di pollo in galantina. Come si può scampare al pericolo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La cosa migliore è creare un diversivo. Mi ricordo di un commilitone nel Borneo Malese  capace, ogni volta che si trovava a tavola con i parenti, di inscenare per ore il richiamo della scimmia ubriaca. Dopo un po&#8217; nessuno gli prestava più attenzione, né offriva cibo. Un&#8217;altra idea potrebbe essere quella di far cadere una forchetta a terra, e contemporaneamente accusare un malore causato da un attacco terroristico all&#8217;antrace. Nel caos, lanciando per buona misura anche un fumogeno, sarà facile infilare il fetido manicaretto in un tovagliolo e ficcarlo nella borsa del proprio partner.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Interessantissimo John, se non sbaglio è quello che facevano anche i Viet Cong  contro gli americani. Un&#8217;ultima domanda: e se le nonne presenti al pranzo dovessero attaccare la solfa dei giovani scostumati e dei bei tempi andati?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In questo caso la fortuna è importante. Difficilmente si riesce a fuggire da una lamentazione sul malcostume imperante senza una bella dose di culo. Quello che posso suggerirvi è di sorridere, annuire e trattenere forte il respiro. Se tutto va bene dovrebbe partirvi un embolo e a quel punto la Croce Rossa vi evacuerà dalla zona in pochi minuti.</em></p>
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		<title>Nello studio del dottor Kijerumani</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 22:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nello studio del dottor Kijerumani]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a capire noi stessi.
C.G.J.

Nel suo studio appollaiato tra la Quarta strada Est e Viale Gramsci il dottor Kijerumani osservava il traffico preoccupato. Il suo ultimo paziente era in ritardo. 
Dal terzo piano poteva vedere tutta la colonna di macchine in fila, da semaforo a semaforo, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a capire noi stessi.</em></p>
<p style="text-align: right;">C.G.J.</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: justify;">Nel suo studio appollaiato tra la Quarta strada Est e Viale Gramsci il dottor Kijerumani osservava il traffico preoccupato. Il suo ultimo paziente era in ritardo. <span id="more-348"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dal terzo piano poteva vedere tutta la colonna di macchine in fila, da semaforo a semaforo, una linea colorata e luminosa sospesa a due metri dal suolo. Voleva andare a casa. <em>Voglio andare a casa, voglio</em>. Il dottor Kijerumani viveva da solo ed era un Guaritore. PsicoGuaritore per l&#8217;esattezza. Non era un lavoro complicato. Capire i problemi degli altri era una cosa che il dottor Kijerumani faceva con piacere, anche se era faticoso. Il dottor Kijerumani era un uomo energico e dedito al prossimo, ma quest&#8217;ultimo paziente lo preoccupava, e non solo per il ritardo. Era solo il suo secondo incontro e non aveva ancora capito in che modo comportarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come da prassi gli aveva già prescritto fino a 12 respiri di parusina al giorno. <em>Senza dubbio, da quando la parusina è stata messa in commercio, senza controindicazioni, non esistono più patologie psichiatriche</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dottore, ancora immobile davanti alla finestra, fissava il tramonto all&#8217;orizzonte, ricordandosi perfettamente quando al primo anno della Scuola per Guaritori (e<em>ra il 2157 o il 2158?)</em>, il professore del corso di Farmacocinetica apparendo sui visori di tutti gli specializzandi urlava:</p>
<p style="text-align: justify;">- Abbiamo sconfitto la depressione! Sconfitto la paranoia!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Certo si muore ancora</em>. Certo. <em>Ma almeno è una scelta. Fino a 70 anni tutti hanno diritto all&#8217;Equilibrio</em>. Lo stesso dottor Kijerumani aspirò una dose di parusina e si scostò dalla finestra che tornò a rimandare l&#8217;immagine di una spiaggia tropicale. Si sentì meglio, più sicuro, più lucido, pieno di fiducia in sé stesso. Suonò il campanello e il dottor Kijerumani andò ad aprire:</p>
<p style="text-align: justify;">- Buonasera dottore &#8211; disse una ragazza di vent&#8217;anni circa.</p>
<p style="text-align: justify;">- Buonasera Kristiana, si accomodi &#8211; rispose sorridendo il dottor Kijerumani.</p>
<p style="text-align: justify;">I due si sistemarono e lasciarono avvolgere dalle poltrone termiche dello studio.</p>
<p style="text-align: justify;">- Allora Kristiana. Ha fatto i suoi respiri oggi?</p>
<p style="text-align: justify;">- Sì dottore.</p>
<p style="text-align: justify;">- Si sente meglio allora?</p>
<p style="text-align: justify;">- No.</p>
<p style="text-align: justify;">No. <em>Incredibile</em>. No. La parusina non aveva effetto su quella ragazza. Com&#8217;era possibile? <em>Cosa devo fare?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il dottor Kijerumani osservò perplesso la ragazza. Kristiana con gli occhi pieni di lacrime guardava nel vuoto.</p>
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		<title>Piangi e fotti – atto IV</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 11:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[piangi e fotti atto 4]]></category>
		<category><![CDATA[Mini-serie "Piangi e fotti"]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lavoro, l&#8217;attività vitale, la vita produttiva, appare all&#8217;uomo solo come un mezzo per la soddisfazione di un bisogno, del bisogno di conservazione dell&#8217;esistenza fisica. Ma la vita produttiva è la vita generica. [...] E la libera attività consapevole è il carattere specifico dell&#8217;uomo. Ma la vita stessa appare, nel lavoro alienato, soltanto mezzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Il lavoro, <em>l&#8217;attività vitale</em>, la <em>vita produttiva</em>, appare all&#8217;uomo solo come un <em>mezzo</em> per la soddisfazione di un bisogno, del bisogno di conservazione dell&#8217;esistenza fisica. Ma la vita produttiva è la vita generica. [...] E la <em>libera attività consapevole</em> è il carattere specifico dell&#8217;uomo. Ma la vita stessa appare, nel lavoro alienato, soltanto <em>mezzo di vita</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">K. M.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Fa freddo in casa, basta scoprire una mano dal piumone per sentirla ghiacciare. Rumori. Il ronzio dell’orologio, il camion della nettezza lontano all’inizio della via. La radio della vicina. Karl non c’è. </em>Non c’è?<em><span id="more-333"></span></em> <em>Oggi è un giorno importante. Kid ha un incarico importante e poi inizierà la sua nuova vita.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Me lo prometto da un anno – <em>pensa Kid </em>– un anno di omicidi su commissione; soldi da parte e finalmente una libreria, potrò aprire una libreria. Oggi è un anno. L’ultimo colpo. E poi addio fondina, addio sangue, addio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Eppure non si alza. Non riesce. Manca qualcosa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Toc toc. Colpi leggeri alla porta di camera. Kid fa una smorfia e infila la testa sotto le coperte.</em></p>
<p style="text-align: justify;">– È permesso? Kid, sei sveglio? – l<em>a porta si apre, è un uomo anzianotto, con una grossa barba grigia, occhi buoni, un grembiule bianco da cameriera sulla pancia prominente.</em></p>
<p style="text-align: justify;">– Noo, Kid – <em>dice l’uomo entrando nella stanza e vedendo il ragazzo rintanato sotto il piumone. Poi, con voce premurosa</em> – Non fare così, non ti nascondere. Che fai non vai al lavoro stamani? Dai Kid, ti preparo le uova come piace a te, ok?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il ragazzo sotto le coperte digrigna i denti. </em>Non è possibile andare avanti così, non esiste<em>. Urla.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il vecchio Karl sobbalza vicino al letto, si passa una mano sui capelli bianchi a criniera, si aggiusta il grembiule.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Ehm&#8230; Kid. Va bene, senti, non ti arrabbiare, se non vuoi le uova facciamo un cappuccino e un croissant, ok? Faccio un salto giù all’angolo, che dici?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid rovescia le coperte, stralunato</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid</em> – AAAhh! Basta! Sparisci! Tu non esisti! Non esisti, cazzo! Non ci sei, sei un odore, sei meno di un’allucinazione, sei un nulla! Le uova?? Quali uova? Tu sei aria distorta, uno scherzo, va bene? VA BENE?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid si nasconde di nuovo sotto le coperte. Karl rimane molto male, si affloscia, arretra verso la porta.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Non mi devi dire questo Kid&#8230; Lo sai che ti voglio bene&#8230; stamani ti avevo portato anche un amico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Silenzio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – È un tipo simpatico, vedrai, ha idee tutte sue, è uno energico. Dai Kid alzati, fai colazione, vai a lavoro, oggi è un giorno importante, no?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl, di lato, sottovoce</em> – Iosif, vieni, ti presento, vieni.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid apre uno spiraglio fra le coperte, si affaccia facendo capolino. Vicino a Karl compare un signore di mezza età, capelli neri pettinati all’indietro, fronte alta e naso come un cane seduto di schiena. Ha dei baffoni enormi e neri.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid, disperato</em>: – Chi è questo Karl?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Ma te l’ho detto, è un amico. Si chiama Iosif. Iosif Vissarionovic Džugašvili per l’esattezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid, fragile</em> – Mi sembra di conoscerlo Karl&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Vero? A volte fa quest’impressione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iosif, che fino a questo momento è rimasto con le braccia conserte a fissare benigno Kid, fa un passo avanti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iosif</em> – Piacere Kid. Dai, alzati, devi andare a lavorare!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid, risentito</em> – Oh, ma che cazzo vuoi tu? Ti rendi conto che anche come killer prezzolato mi sfruttano, eh? Lo sai che io vorrei aprire una libreria, eh? Lo sai che da bambino pensavo di fare lo scienziato invece che l’assassino? Che ho l’ansia di sistemarmi, sento la pressione della mia generazione e non ho voglia di lottare contro il sistema? Eh, lo sai?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iosif, duro, guardando magistrale verso un orizzonte che non c’è </em>– Qui non esistono più né sfruttatori né sfruttati. I prodotti vengono ripartiti secondo il lavoro compiuto e secondo il principio: &#8220;Chi non lavora non mangia&#8221;. E ora alza il culo da questo letto di merda e fai quello che devi fare, stronzolo!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid rimane di pietra. Karl inizia a fischiettare e passa in cucina. In un attimo si sente il fornello acceso, il suono di due uova che soffriggono, l’odore del pane tostato. Kid si alza, non guarda più nessuno. Stasera dovrebbero passare un paio di amici, due birre, le solite cazzate. Si veste, indossa la fondina, controlla munizioni, guanti, esplosivo plastcio. Oggi è un giorno importante.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid</em> – Fai una cosa Karl. Mettimi le uova dentro il pane e incarta tutto. Mangio per strada.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Ma certo ragazzo mio!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl prepara un sacchettino per Kid, con le uova, il pane, una mela e un succo di frutta. Poi tira fuori la scacchiera e si mette al tavolo con Iosif, iniziando una partita in silenzio. Kid esce. Sul pianerottolo controlla la porta, che sia chiusa. Scende. Si sente appena un vaghissimo profumo di vodka alla menta.</em></p>
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		<title>Giri di catena</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 20:33:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giri di catena]]></category>

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		<description><![CDATA[Giri di catena
Ci sono strade che è bene percorrere da solo, e ci sono sere in cui dopo la pioggia la città è nitida e pulita come una foto ritoccata; irreale, troppo precisamente immobile.
Quando Toni pedala, pensa. Pensa e pedale, perchË il ritmo circolare delle gambe Ë l&#8217;incarnazione del pensiero, insomma, il rimuginio si attiva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Giri di catena</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ci sono strade che è bene percorrere da solo, e ci sono sere in cui dopo la pioggia la città è nitida e pulita come una foto ritoccata; irreale, troppo precisamente immobile.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quando Toni pedala, pensa. Pensa e pedale, perchË il ritmo circolare delle gambe Ë l&#8217;incarnazione del pensiero, insomma, il rimuginio si attiva da solo lon la rotazione dei polpacci.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Silenzio; solo il frusciare della ruota sgonfia sulla satrada bagnata. Il vento, e nessuno davanti; ci si puÚ permettere anche lo zig zag sulle strisce. E&#8217; solo mezzanotte, ma sembara che una bomba abbia ripulito le vie lasciando intatti gli edifici e l&#8217;illuminazione intatta. Ogni occhiata Ë una fotografia. Si mescolano tante cose nei giri di catena, tornando a casa, da soli: tu e te stesso, Toni e la bicicletta. E tornano in mente le cose mancate e che mancano, quelle che mai ti saresti sognato di perdere e quelle che mai ti saresti sognato di trovare. E sei contento di te? Nooo. Pedala, pedala. Svolta a sinistra Toni, svolta! Passa un&#8217;auto molto veloce, basterebbe un attimo, buttarsi di lato e chiudere; un&#8217;auto Ë un modo come un altro diincontrare la mietitrice, ma la totale mancanza di cinismo frena Toni, e frena anche la bicicletta: cosÏ rovini la vita di un altro. Ti immagini mettere sotto un ciclista in una notte come questa?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Una notte d&#8217;estate, in bici. Toni pedala e pensa. Se potessimo viaggiare a cavallo della luce, quella dei lampioni per esempio, o quella della luna. Se la luce avesse consistenza, sarebbe bello morderla. Svolta a destra, il portone Ë in vista. La bici inchioda. Vecchia la bici, tale modello Chiorda, anni &#8216;70, trovata appoggiata ad un cassonetto, che soddisfazione!</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Portone, lampione, catena: Toni otrna pedone. E su due gambe la sera Ë divrsa, l&#8217;aria Ë ferma, i pensieri smettono di girare.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Su due gambe Ë pi? facile essere seri.</div>
<div>Ci sono strade che è bene percorrere da solo, e ci sono sere in cui dopo la pioggia la città è nitida e pulita come una foto ritoccata; irreale, troppo precisamente immobile.</div>
<div>Quando Toni pedala, pensa. Pensa e pedala, perché il ritmo circolare delle gambe è l&#8217;incarnazione del pensiero, insomma, il rimuginio si attiva da solo con la rotazione dei polpacci.<span id="more-297"></span></div>
<div>Silenzio. Solo il frusciare della ruota sghemba sulla strada. Il vento in faccia, e nessuno davanti; ci si può permettere anche lo zig zag sulle strisce. È solo mezzanotte, ma sembra che una bomba abbia ripulito le vie lasciando intatti gli edifici e l&#8217;illuminazione. Ogni occhiata è uno scatto di otturatore. Si mescolano tante cose nei giri di catena, tornando a casa, da soli: tu e te stesso, Toni e la bicicletta. E tornano in mente le cose mancate e che mancano, quelle che mai ti saresti sognato di perdere e quelle che mai ti saresti sognato di trovare. E l&#8217;amore? E sei contento di te? Nooo. Pedala, pedala. Svolta a sinistra Toni, svolta! Passa un&#8217;auto molto veloce, basterebbe un attimo, buttarsi di lato e chiudere; un&#8217;auto è un modo come un altro di chuderla, ma la totale mancanza di cinismo frena Toni, e frena anche la bicicletta: così rovini la vita di un altro. Ti immagini mettere sotto un ciclista in una notte come questa?</div>
<div>Una notte d&#8217;estate, in bici. Toni pedala e pensa. Se potessimo viaggiare a cavallo della luce, quella dei lampioni per esempio, o quella della luna. Se la luce avesse consistenza, sarebbe bello morderla. Svolta a destra, il portone è in vista. La bici inchioda. Vecchia la bici, tale modello Chiorda, anni &#8216;70, trovata appoggiata ad un cassonetto, che soddisfazione!</div>
<div>Portone, lampione, catenaccio: Toni torna pedone. E su due gambe la sera è diversa, l&#8217;aria è ferma, i pensieri smettono di girare.</div>
<div>Su due gambe è più facile essere seri.</div>
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		<title>Pigeons</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 20:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[pigeons]]></category>

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		<description><![CDATA[Era una normale mattina di sabato e Toni imparava le leggi della termodinamica suo malgrado, in via diretta, empirica.
Il guano sulle mattonelle della terrazza era una prova lampante della sconfitta nella sua guerra contro l&#8217;entropia.


Toni aveva sviluppato negli anni una via metafisica alla rabbia, interiore, una via che lasciava intatta la sua fisionomia facciale; i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Era una normale mattina di sabato e Toni imparava le leggi della termodinamica suo malgrado, in via diretta, empirica.<br />
Il guano sulle mattonelle della terrazza era una prova lampante della sconfitta nella sua guerra contro l&#8217;entropia.<a name="more-20765588"></a></div>
<div></div>
<div><span id="more-285"></span></div>
<div>Toni aveva sviluppato negli anni una via metafisica alla rabbia, interiore, una via che lasciava intatta la sua fisionomia facciale; i moti d&#8217;ira di Toni si sublimavano esclusivamente sotto forma di uno sguardo metallico, duro, incastrato tra palpebre ristrette. Per alcuni questo era segno di misura e grande forza di carattere, per la maggioranza di manifesta imbecillità. Con la solita occhiata inflessibile Toni abbracciava ora lo spettacolo atroce del filiforme campo minato bianchiccio, grigio-nero delle merde di piccione (lo pensava proprio così. con tutti gli aggettivi riportati).</div>
<div>
<p>Con un rigurgito alla bocca dell&#8217;epigastro, di rabbia e di schifo, Toni decise di finirla una volta per tutte. Negli anni aveva sperimentato ogni soluzione, ma senza risultato. Aveva cercato di condizionare pavlovianamente i pennuti a temerlo, aveva sbattutto le imposte, picchiato le grondaie e le ringhiere con lo spazzolone, adoprato un repellente chimico, un dissuasore luminoso, uno sonoro a fotocellula, un gufo gonfiabile, striscioline di carta stagnola, tutto inutilmente. I maledetti piccioni continuavano a covare, a riprodursi, a tubare cretinamente con il loro movimento a molla del collo, avanti e indietro, a posarsi e a scagazzare ovunque.</p>
<p>Toni decise quindi per un attacco definitivo: la carabina. Ma le leggi della termodinamica erano in agguato; non si sfugge all&#8217;entropia, tanto meno alla sfiga.</p>
<p>Fini così che dopo le prime due fucilate andate a segno, nel bel mezzo di una risata satanica di soddisfazione, Toni mirò al terzo piccione del terrazzo per trasformalo in cadavere, ma lo mancò. L&#8217;enorme energia cinetica, potenziale e stronzica posseduta dal proiettile doveva scaricarsi da qualche parte, e alla svelta: finì così inopinatamente di rimbalzo sulla ringhiera della casa di fronte, da dove, conservando il proprio stato di moto o così parve, sfrecciò deviato prima sulla grondaia, rompendola, e poi sulla macchina nuova di Toni, posteggiata poco sotto il terrazzo, sulla strada.</p>
<p>Cofano bucato, così come il radiatore. La fisica, intesa come &#8216;natura&#8217; aveva vinto nuovamente. Per un attimo Toni pensò di rivolgere la puta dell&#8217;arma contro sé stesso, solo per un attimo.</p></div>
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-expand"><ul class="socials"><li class="sexy-facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.infinitemicrostorie.it/2009/06/15/pigeons/&amp;t=Pigeons" rel="" class="external" title="Share this on Facebook">Share this on Facebook</a></li><li class="sexy-twitter"><a href="http://twitter.com/home?status=Pigeons+-+http://b2l.me/ad68e+" rel="" class="external" title="Tweet This!">Tweet This!</a></li><li class="sexy-delicious"><a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.infinitemicrostorie.it/2009/06/15/pigeons/&amp;title=Pigeons" rel="" class="external" title="Share this on del.icio.us">Share this on del.icio.us</a></li><li class="sexy-technorati"><a href="http://technorati.com/faves?add=http://www.infinitemicrostorie.it/2009/06/15/pigeons/" rel="" class="external" title="Share this on Technorati">Share this on Technorati</a></li><li class="sexy-comfeed"><a href="http://www.infinitemicrostorie.it/2009/06/15/pigeons/feed" rel="" class="external" title="Subscribe to the comments for this post?">Subscribe to the comments for this post?</a></li><li class="sexy-google"><a href="http://www.google.com/bookmarks/mark?op=add&amp;bkmk=http://www.infinitemicrostorie.it/2009/06/15/pigeons/&amp;title=Pigeons" rel="" class="external" title="Add this to Google Bookmarks">Add this to Google Bookmarks</a></li></ul><div style="clear:both;"></div></div>]]></content:encoded>
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		<title>Notte di note</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 09:09:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[notte di note]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiara e fresca era la nottata, e senza vento. Anche. Un calmo odore di vuotatura di fosse si spandeva morbidamente lungo le via del centro. Carlo, l&#8217;ultimo uomo nobile dei chiassi, chiassini e vicoletti storici fumava affacciato alla finestra di camera.



Dalla posizione privilegiata contemplava lo spettacolo indegno della natura umana. Dal quadrato giallo di luce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Chiara e fresca era la nottata, e senza vento. Anche. Un calmo odore di vuotatura di fosse si spandeva morbidamente lungo le via del centro. Carlo, l&#8217;ultimo uomo nobile dei chiassi, chiassini e vicoletti storici fumava affacciato alla finestra di camera.</div>
<div>
<div><span id="more-286"></span></div>
</div>
<div>Dalla posizione privilegiata contemplava lo spettacolo indegno della natura umana. Dal quadrato giallo di luce dirimpetto provenivano suoni e gargarizzi maschili:</div>
<div>
<p>- TI AMOOOOOO&#8230; RICOMINCIAMOOOOOOOOOOOO&#8230;..</p>
<p>Carlo digrignò i denti. Dalla camera accanto un&#8217;altra voce, più soave:</p>
<p>- Carlino, vieni a dormire, son ragazzi&#8230;</p>
<p>- Ragazzi una sega! &#8211; rispose misurato Carlo &#8211; Ora chiamo i vigili.</p>
<p>- I vigili a quest&#8217;ora dormono Carlo&#8230; Dai, mettiti i tappini alle orecchie e vieni a letto.</p>
<p>Carlo scosse il capo in segno di diniego, anche se la moglie non poteva vederlo.</p>
<p>- Allora si chiama i carabinieri, la polizia, l&#8217;esercito, VA BENE!?</p>
<p>- Carlo&#8230;! Ma non urlare anche te! Sei peggio di loro!</p>
<p>- Peggio di loro&#8230; peggio di loro? &#8211; Carlo si sporse dalla finestra:</p>
<p>- STRONZI!!! OH, STRONZI! CHE LA SI FINISCE QUESTA ZINGANETTA?</p>
<p>Chiara e fresca era la nottata, e senza vento. Pure. Un rinnovato silenzio sembrava aumentare la frescura che ristora i lavoratori, stanchi dopo una bollente giornata di travaglio. Poi, d&#8217;un tratto, eruppe un coro festoso; gaudenti voci maschili:</p>
<p>- SCEMOOOO, SCEMOOOO, SCEMOOOO&#8230; &#8211; ad libitum, in crescendo, con variazioni spernacchianti all&#8217;indirizzo di Carlo, gradevolmente verde di travaso biliare, o forse toccato da  un gentile riflesso delle luminarie.<br />
Carlo, apoggiato a un raggio di luna, bestemmiava. La moglie dormiva, tra un coro e l&#8217;altro già si sentiva il respiro regolare di una donna caduta nel giusto riposo.</p>
<p>Carlo chiuse tutte le finestre, sbattendole. L&#8217;aria immediatamente ristagnò. Alzò il telefono e compose il 113. Aspettò gli squilli ma, tra uno squillo e un altro, tra un &#8216;tuu&#8217; e un &#8216;tuu&#8217;, si rammentò di una volta, quando a casa di Cristiano, con la chitarra&#8230;</p>
<p>Carlo si infilò forte i tappi nelle orecchie, indossò la mascherina con sapienza liturgica, si girò sbuffando, si stropicciò forte il naso e si addormentò.</p></div>
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		<title>FB Mon Amour</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 13:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[fb mon amour]]></category>

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		<description><![CDATA[What&#8217;s on your mind?
E il cursore a stecca lampeggia. Partono veloci i tasti, scrittura a otto dita, anni di affinamento. Tac, tac, tac:
 Penso che in fin dei conti non valga la pena vivere. Penso che userò lo straforzino &#8211; carico di rottura 500 kg &#8211; per chiuderla qui. Non ho avuto idee geniali, saluto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em>What&#8217;s on your mind?</em><br />
E il cursore a stecca lampeggia. Partono veloci i tasti, scrittura a otto dita, anni di affinamento. Tac, tac, tac:</p>
<p align="justify"><em> Penso che in fin dei conti non valga la pena vivere. Penso che userò lo straforzino &#8211; carico di rottura 500 kg &#8211; per chiuderla qui. Non ho avuto idee geniali, saluto tutti. </em><em>Addio. </em></p>
<p align="justify">Click. <em>Share</em>.<span id="more-287"></span></p>
<p>Toni rilegge; non ci sono errori. Aspetta 5 minuti, Teresa è on-line, sa che leggerà. Click. <em>Home</em>, la pagina si aggiorna:</p>
<p><em> Teresa just took the &#8220;Quale creatura mistica ti rappresenta?&#8221; quiz and the result is Fenice.</em><br />
<em>&#8220;La Fenice, spesso nota anche con l&#8217;epiteto di Araba Fenice, era un uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Assocciato all&#8217;elemento fuoco, lo stesso elemento che gli permette di rinascere dopo la morte, rappresenta la sapienza e la vita eterna&#8221;.</em></p>
<p>Disperato Toni si alza dalla scrivania e senza accendere la luce aggancia alle travi del soffitto la corda. Accosta una sedia, prepara il nodo. Poi si siede di nuovo.</p>
<p>Click. <em>Home</em>. La pagina si aggiorna:</p>
<p><em> Teresa uploaded a photo to Flickr</em></p>
<p>A sinistra la foto di una spiaggia, una ragazza in bikini, che sorride e fa ciao con la mano. Toni  guarda Teresa sorridere, è tentato di cliccare sulla foto per ingrandirla, per perdersi ancora una volta. Respira. Cambia idea. Su tutto. Tira giù la corda, riavvicina la sedia alla scrivania, va in bagno a lavarsi la faccia e fissarsi allo specchio.</p>
<p><em>What&#8217;s on your mind?</em></p>
<p align="justify">
E il cursore a stecca lampeggia. Partono veloci i tasti, scrittura a otto dita, anni di affinamento. Tac, tac, tac:</p>
<p align="justify"><em>Piaciuto lo scherzo, eh? Sempre il solito pessimista, vero? Mamma mia, qui fa un caldo&#8230; <img src='http://www.infinitemicrostorie.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </em></p>
<p align="justify">Toni torna all&#8217;immagine di Teresa. Clicca. Ha un&#8217;erezione.</p>
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		<title>Di nuovo qui.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 11:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[zzz - Post di servizio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il trasloco vero &#232; finito, quello virtuale non &#232; (ancora) nemmeno iniziato. Per&#242; il blog riparte. Nel frattempo i lettori e gli amici sopravvissuti alla mareggiata possono seguire i lavori del GRANDE ROMANZO SIC; un progetto di Scrittura Industriale Collettiva in cui sono coinvolto come Direttore Artistico.

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			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><font color="#008080">Il trasloco vero &egrave; finito, quello virtuale non &egrave; (ancora) nemmeno iniziato. Per&ograve; il blog riparte. Nel frattempo i lettori e gli amici sopravvissuti alla mareggiata possono seguire i lavori del <a href="http://www.scritturacollettiva.org/" target="_blank">GRANDE ROMANZO SIC</a>; un progetto di <strong>Scrittura Industriale Collettiva</strong> in cui sono coinvolto come Direttore Artistico.</font><br />
<a href="http://www.scritturacollettiva.org/" target="_blank"><img height="66" width="85" src="http://www.scritturacollettiva.org/sites/all/themes/sic/images/logo.png" alt="" /></a></div>
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