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		<title>S.T.O. &#8211; Surviving The Ordinary</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 15:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[S.T.O. - Surviving The Ordinary]]></category>

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		<description><![CDATA[La rubrica che insegna come sopravvivere alle tragedie di ogni giorno
di Turpitus Hemmy
Care amiche, cari amici,
complimenti per aver acquistato il primo episodio di S.T.O. &#8211; Surviving The Ordinary. L’unica edizione a puntate di consigli sulla sopravvivenza in ambiente domestico e familiare. Ogni uscita affronta una situazione estrema dell&#8217;ordinario, intervistando  chi, dopo aver maturato sul campo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><em>La rubrica che insegna come sopravvivere alle tragedie di ogni giorno</em></span></p>
<p style="text-align: center;">di Turpitus Hemmy</p>
<p style="text-align: justify;">Care amiche, cari amici,</p>
<p style="text-align: justify;">complimenti per aver acquistato il primo episodio di S.T.O. &#8211; <em>Surviving The Ordinary</em>. L’unica edizione a puntate di consigli sulla sopravvivenza in ambiente domestico e familiare. Ogni uscita affronta una situazione estrema dell&#8217;ordinario, intervistando  chi, dopo aver maturato sul campo l’esperienza necessaria, può dare consigli di sopravvivenza utili ad affrontare i peggiori orrori di ogni giorno. <span id="more-355"></span>In questa prima dispensa parleremo, insieme a John &#8216;<em>Trincetto</em>&#8216; MacCullighan, di una situazione potenzialmente mortale,  qualcosa per cui non bastano anni di esperienza diretta o settimane di <em>training</em> preparatorio: il pranzo di Natale a casa de (e con) i parenti della fidanzata.</p>
<p style="text-align: justify;">John &#8216;Trincetto&#8217; MacCullighan, che non ha bisogno di presentazioni (16 volte fidanzato in casa, operaio pulimentatore alle acciaierie Brandon Walsh, “Lavanda Gastrica” di bronzo al Capodanno 2008, autore di <em>Mia madre, il Demonio</em>), ci darà utili consigli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salve John. Secondo te come è possibile arrivare preparati al pranzo di Natale in casa dei parenti della propria fidanzata?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>È difficile preparasi. La sopravvivenza in situazioni del genere è basata su tre cose: attrezzatura, conoscenza e volontà di sopravvivere. Non finirò mai di dirlo: gente, si può sopravvivere a queste cose!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giusto John, grazie. Ma entriamo nel dettaglio. Cosa porteresti con te come equipaggiamento nell&#8217;ambiente ostile, poniamo casa di uno zio?<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vedi, qualcuno ti risponderebbe un coltello e un kit di ami da pesca, ma penso che un cellulare sia la scelta migliore.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un cellulare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sì, un cellulare è il perfetto dispositivo mimetico. Voglio dire, con un cellulare presente è possibile simulare un impegno imprevisto, è possibile chiamare un collega di lavoro per farsi urgentemente richiamare in servizio, è possibile infine intavolare una discussione sui &#8216;miracoli&#8217; della tecnologia con i vecchiacci invitati al banchetto. Quest’ultimo sarà un dibattito autoalimentante, che partendo dai più vieti luoghi comuni e dalla totale assenza delle mezze stagioni, andrà avanti da solo per ore. In altre parole una situazione perfetta per sgattaiolare in cucina con abile mossa ninja.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Incredibile John! Sei veramente un genio… Ma facciamo un esempio pratico: la vecchissima zia Berta serve il piatto forte di dodici generazioni fa: viscere di tacchino ripene di pollo in galantina. Come si può scampare al pericolo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La cosa migliore è creare un diversivo. Mi ricordo di un commilitone nel Borneo Malese  capace, ogni volta che si trovava a tavola con i parenti, di inscenare per ore il richiamo della scimmia ubriaca. Dopo un po&#8217; nessuno gli prestava più attenzione, né offriva cibo. Un&#8217;altra idea potrebbe essere quella di far cadere una forchetta a terra, e contemporaneamente accusare un malore causato da un attacco terroristico all&#8217;antrace. Nel caos, lanciando per buona misura anche un fumogeno, sarà facile infilare il fetido manicaretto in un tovagliolo e ficcarlo nella borsa del proprio partner.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Interessantissimo John, se non sbaglio è quello che facevano anche i Viet Cong  contro gli americani. Un&#8217;ultima domanda: e se le nonne presenti al pranzo dovessero attaccare la solfa dei giovani scostumati e dei bei tempi andati?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In questo caso la fortuna è importante. Difficilmente si riesce a fuggire da una lamentazione sul malcostume imperante senza una bella dose di culo. Quello che posso suggerirvi è di sorridere, annuire e trattenere forte il respiro. Se tutto va bene dovrebbe partirvi un embolo e a quel punto la Croce Rossa vi evacuerà dalla zona in pochi minuti.</em></p>
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		<title>Nello studio del dottor Kijerumani</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 22:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nello studio del dottor Kijerumani]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a capire noi stessi.
C.G.J.

Nel suo studio appollaiato tra la Quarta strada Est e Viale Gramsci il dottor Kijerumani osservava il traffico preoccupato. Il suo ultimo paziente era in ritardo. 
Dal terzo piano poteva vedere tutta la colonna di macchine in fila, da semaforo a semaforo, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a capire noi stessi.</em></p>
<p style="text-align: right;">C.G.J.</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: justify;">Nel suo studio appollaiato tra la Quarta strada Est e Viale Gramsci il dottor Kijerumani osservava il traffico preoccupato. Il suo ultimo paziente era in ritardo. <span id="more-348"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dal terzo piano poteva vedere tutta la colonna di macchine in fila, da semaforo a semaforo, una linea colorata e luminosa sospesa a due metri dal suolo. Voleva andare a casa. <em>Voglio andare a casa, voglio</em>. Il dottor Kijerumani viveva da solo ed era un Guaritore. PsicoGuaritore per l&#8217;esattezza. Non era un lavoro complicato. Capire i problemi degli altri era una cosa che il dottor Kijerumani faceva con piacere, anche se era faticoso. Il dottor Kijerumani era un uomo energico e dedito al prossimo, ma quest&#8217;ultimo paziente lo preoccupava, e non solo per il ritardo. Era solo il suo secondo incontro e non aveva ancora capito in che modo comportarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come da prassi gli aveva già prescritto fino a 12 respiri di parusina al giorno. <em>Senza dubbio, da quando la parusina è stata messa in commercio, senza controindicazioni, non esistono più patologie psichiatriche</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dottore, ancora immobile davanti alla finestra, fissava il tramonto all&#8217;orizzonte, ricordandosi perfettamente quando al primo anno della Scuola per Guaritori (e<em>ra il 2157 o il 2158?)</em>, il professore del corso di Farmacocinetica apparendo sui visori di tutti gli specializzandi urlava:</p>
<p style="text-align: justify;">- Abbiamo sconfitto la depressione! Sconfitto la paranoia!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Certo si muore ancora</em>. Certo. <em>Ma almeno è una scelta. Fino a 70 anni tutti hanno diritto all&#8217;Equilibrio</em>. Lo stesso dottor Kijerumani aspirò una dose di parusina e si scostò dalla finestra che tornò a rimandare l&#8217;immagine di una spiaggia tropicale. Si sentì meglio, più sicuro, più lucido, pieno di fiducia in sé stesso. Suonò il campanello e il dottor Kijerumani andò ad aprire:</p>
<p style="text-align: justify;">- Buonasera dottore &#8211; disse una ragazza di vent&#8217;anni circa.</p>
<p style="text-align: justify;">- Buonasera Kristiana, si accomodi &#8211; rispose sorridendo il dottor Kijerumani.</p>
<p style="text-align: justify;">I due si sistemarono e lasciarono avvolgere dalle poltrone termiche dello studio.</p>
<p style="text-align: justify;">- Allora Kristiana. Ha fatto i suoi respiri oggi?</p>
<p style="text-align: justify;">- Sì dottore.</p>
<p style="text-align: justify;">- Si sente meglio allora?</p>
<p style="text-align: justify;">- No.</p>
<p style="text-align: justify;">No. <em>Incredibile</em>. No. La parusina non aveva effetto su quella ragazza. Com&#8217;era possibile? <em>Cosa devo fare?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il dottor Kijerumani osservò perplesso la ragazza. Kristiana con gli occhi pieni di lacrime guardava nel vuoto.</p>
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		<title>Piangi e fotti – atto IV</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 11:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[piangi e fotti atto 4]]></category>
		<category><![CDATA[Mini-serie "Piangi e fotti"]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lavoro, l&#8217;attività vitale, la vita produttiva, appare all&#8217;uomo solo come un mezzo per la soddisfazione di un bisogno, del bisogno di conservazione dell&#8217;esistenza fisica. Ma la vita produttiva è la vita generica. [...] E la libera attività consapevole è il carattere specifico dell&#8217;uomo. Ma la vita stessa appare, nel lavoro alienato, soltanto mezzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Il lavoro, <em>l&#8217;attività vitale</em>, la <em>vita produttiva</em>, appare all&#8217;uomo solo come un <em>mezzo</em> per la soddisfazione di un bisogno, del bisogno di conservazione dell&#8217;esistenza fisica. Ma la vita produttiva è la vita generica. [...] E la <em>libera attività consapevole</em> è il carattere specifico dell&#8217;uomo. Ma la vita stessa appare, nel lavoro alienato, soltanto <em>mezzo di vita</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">K. M.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Fa freddo in casa, basta scoprire una mano dal piumone per sentirla ghiacciare. Rumori. Il ronzio dell’orologio, il camion della nettezza lontano all’inizio della via. La radio della vicina. Karl non c’è. </em>Non c’è?<em><span id="more-333"></span></em> <em>Oggi è un giorno importante. Kid ha un incarico importante e poi inizierà la sua nuova vita.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Me lo prometto da un anno – <em>pensa Kid </em>– un anno di omicidi su commissione; soldi da parte e finalmente una libreria, potrò aprire una libreria. Oggi è un anno. L’ultimo colpo. E poi addio fondina, addio sangue, addio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Eppure non si alza. Non riesce. Manca qualcosa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Toc toc. Colpi leggeri alla porta di camera. Kid fa una smorfia e infila la testa sotto le coperte.</em></p>
<p style="text-align: justify;">– È permesso? Kid, sei sveglio? – l<em>a porta si apre, è un uomo anzianotto, con una grossa barba grigia, occhi buoni, un grembiule bianco da cameriera sulla pancia prominente.</em></p>
<p style="text-align: justify;">– Noo, Kid – <em>dice l’uomo entrando nella stanza e vedendo il ragazzo rintanato sotto il piumone. Poi, con voce premurosa</em> – Non fare così, non ti nascondere. Che fai non vai al lavoro stamani? Dai Kid, ti preparo le uova come piace a te, ok?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il ragazzo sotto le coperte digrigna i denti. </em>Non è possibile andare avanti così, non esiste<em>. Urla.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il vecchio Karl sobbalza vicino al letto, si passa una mano sui capelli bianchi a criniera, si aggiusta il grembiule.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Ehm&#8230; Kid. Va bene, senti, non ti arrabbiare, se non vuoi le uova facciamo un cappuccino e un croissant, ok? Faccio un salto giù all’angolo, che dici?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid rovescia le coperte, stralunato</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid</em> – AAAhh! Basta! Sparisci! Tu non esisti! Non esisti, cazzo! Non ci sei, sei un odore, sei meno di un’allucinazione, sei un nulla! Le uova?? Quali uova? Tu sei aria distorta, uno scherzo, va bene? VA BENE?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid si nasconde di nuovo sotto le coperte. Karl rimane molto male, si affloscia, arretra verso la porta.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Non mi devi dire questo Kid&#8230; Lo sai che ti voglio bene&#8230; stamani ti avevo portato anche un amico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Silenzio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – È un tipo simpatico, vedrai, ha idee tutte sue, è uno energico. Dai Kid alzati, fai colazione, vai a lavoro, oggi è un giorno importante, no?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl, di lato, sottovoce</em> – Iosif, vieni, ti presento, vieni.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid apre uno spiraglio fra le coperte, si affaccia facendo capolino. Vicino a Karl compare un signore di mezza età, capelli neri pettinati all’indietro, fronte alta e naso come un cane seduto di schiena. Ha dei baffoni enormi e neri.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid, disperato</em>: – Chi è questo Karl?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Ma te l’ho detto, è un amico. Si chiama Iosif. Iosif Vissarionovic Džugašvili per l’esattezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid, fragile</em> – Mi sembra di conoscerlo Karl&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Vero? A volte fa quest’impressione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iosif, che fino a questo momento è rimasto con le braccia conserte a fissare benigno Kid, fa un passo avanti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iosif</em> – Piacere Kid. Dai, alzati, devi andare a lavorare!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid, risentito</em> – Oh, ma che cazzo vuoi tu? Ti rendi conto che anche come killer prezzolato mi sfruttano, eh? Lo sai che io vorrei aprire una libreria, eh? Lo sai che da bambino pensavo di fare lo scienziato invece che l’assassino? Che ho l’ansia di sistemarmi, sento la pressione della mia generazione e non ho voglia di lottare contro il sistema? Eh, lo sai?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iosif, duro, guardando magistrale verso un orizzonte che non c’è </em>– Qui non esistono più né sfruttatori né sfruttati. I prodotti vengono ripartiti secondo il lavoro compiuto e secondo il principio: &#8220;Chi non lavora non mangia&#8221;. E ora alza il culo da questo letto di merda e fai quello che devi fare, stronzolo!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid rimane di pietra. Karl inizia a fischiettare e passa in cucina. In un attimo si sente il fornello acceso, il suono di due uova che soffriggono, l’odore del pane tostato. Kid si alza, non guarda più nessuno. Stasera dovrebbero passare un paio di amici, due birre, le solite cazzate. Si veste, indossa la fondina, controlla munizioni, guanti, esplosivo plastcio. Oggi è un giorno importante.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid</em> – Fai una cosa Karl. Mettimi le uova dentro il pane e incarta tutto. Mangio per strada.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Ma certo ragazzo mio!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl prepara un sacchettino per Kid, con le uova, il pane, una mela e un succo di frutta. Poi tira fuori la scacchiera e si mette al tavolo con Iosif, iniziando una partita in silenzio. Kid esce. Sul pianerottolo controlla la porta, che sia chiusa. Scende. Si sente appena un vaghissimo profumo di vodka alla menta.</em></p>
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		<title>Giri di catena</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 20:33:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giri di catena]]></category>

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		<description><![CDATA[Giri di catena
Ci sono strade che è bene percorrere da solo, e ci sono sere in cui dopo la pioggia la città è nitida e pulita come una foto ritoccata; irreale, troppo precisamente immobile.
Quando Toni pedala, pensa. Pensa e pedale, perchË il ritmo circolare delle gambe Ë l&#8217;incarnazione del pensiero, insomma, il rimuginio si attiva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Giri di catena</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ci sono strade che è bene percorrere da solo, e ci sono sere in cui dopo la pioggia la città è nitida e pulita come una foto ritoccata; irreale, troppo precisamente immobile.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quando Toni pedala, pensa. Pensa e pedale, perchË il ritmo circolare delle gambe Ë l&#8217;incarnazione del pensiero, insomma, il rimuginio si attiva da solo lon la rotazione dei polpacci.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Silenzio; solo il frusciare della ruota sgonfia sulla satrada bagnata. Il vento, e nessuno davanti; ci si puÚ permettere anche lo zig zag sulle strisce. E&#8217; solo mezzanotte, ma sembara che una bomba abbia ripulito le vie lasciando intatti gli edifici e l&#8217;illuminazione intatta. Ogni occhiata Ë una fotografia. Si mescolano tante cose nei giri di catena, tornando a casa, da soli: tu e te stesso, Toni e la bicicletta. E tornano in mente le cose mancate e che mancano, quelle che mai ti saresti sognato di perdere e quelle che mai ti saresti sognato di trovare. E sei contento di te? Nooo. Pedala, pedala. Svolta a sinistra Toni, svolta! Passa un&#8217;auto molto veloce, basterebbe un attimo, buttarsi di lato e chiudere; un&#8217;auto Ë un modo come un altro diincontrare la mietitrice, ma la totale mancanza di cinismo frena Toni, e frena anche la bicicletta: cosÏ rovini la vita di un altro. Ti immagini mettere sotto un ciclista in una notte come questa?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Una notte d&#8217;estate, in bici. Toni pedala e pensa. Se potessimo viaggiare a cavallo della luce, quella dei lampioni per esempio, o quella della luna. Se la luce avesse consistenza, sarebbe bello morderla. Svolta a destra, il portone Ë in vista. La bici inchioda. Vecchia la bici, tale modello Chiorda, anni &#8216;70, trovata appoggiata ad un cassonetto, che soddisfazione!</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Portone, lampione, catena: Toni otrna pedone. E su due gambe la sera Ë divrsa, l&#8217;aria Ë ferma, i pensieri smettono di girare.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Su due gambe Ë pi? facile essere seri.</div>
<div>Ci sono strade che è bene percorrere da solo, e ci sono sere in cui dopo la pioggia la città è nitida e pulita come una foto ritoccata; irreale, troppo precisamente immobile.</div>
<div>Quando Toni pedala, pensa. Pensa e pedala, perché il ritmo circolare delle gambe è l&#8217;incarnazione del pensiero, insomma, il rimuginio si attiva da solo con la rotazione dei polpacci.<span id="more-297"></span></div>
<div>Silenzio. Solo il frusciare della ruota sghemba sulla strada. Il vento in faccia, e nessuno davanti; ci si può permettere anche lo zig zag sulle strisce. È solo mezzanotte, ma sembra che una bomba abbia ripulito le vie lasciando intatti gli edifici e l&#8217;illuminazione. Ogni occhiata è uno scatto di otturatore. Si mescolano tante cose nei giri di catena, tornando a casa, da soli: tu e te stesso, Toni e la bicicletta. E tornano in mente le cose mancate e che mancano, quelle che mai ti saresti sognato di perdere e quelle che mai ti saresti sognato di trovare. E l&#8217;amore? E sei contento di te? Nooo. Pedala, pedala. Svolta a sinistra Toni, svolta! Passa un&#8217;auto molto veloce, basterebbe un attimo, buttarsi di lato e chiudere; un&#8217;auto è un modo come un altro di chuderla, ma la totale mancanza di cinismo frena Toni, e frena anche la bicicletta: così rovini la vita di un altro. Ti immagini mettere sotto un ciclista in una notte come questa?</div>
<div>Una notte d&#8217;estate, in bici. Toni pedala e pensa. Se potessimo viaggiare a cavallo della luce, quella dei lampioni per esempio, o quella della luna. Se la luce avesse consistenza, sarebbe bello morderla. Svolta a destra, il portone è in vista. La bici inchioda. Vecchia la bici, tale modello Chiorda, anni &#8216;70, trovata appoggiata ad un cassonetto, che soddisfazione!</div>
<div>Portone, lampione, catenaccio: Toni torna pedone. E su due gambe la sera è diversa, l&#8217;aria è ferma, i pensieri smettono di girare.</div>
<div>Su due gambe è più facile essere seri.</div>
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		<title>Pigeons</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 20:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[pigeons]]></category>

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		<description><![CDATA[Era una normale mattina di sabato e Toni imparava le leggi della termodinamica suo malgrado, in via diretta, empirica.
Il guano sulle mattonelle della terrazza era una prova lampante della sconfitta nella sua guerra contro l&#8217;entropia.


Toni aveva sviluppato negli anni una via metafisica alla rabbia, interiore, una via che lasciava intatta la sua fisionomia facciale; i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Era una normale mattina di sabato e Toni imparava le leggi della termodinamica suo malgrado, in via diretta, empirica.<br />
Il guano sulle mattonelle della terrazza era una prova lampante della sconfitta nella sua guerra contro l&#8217;entropia.<a name="more-20765588"></a></div>
<div></div>
<div><span id="more-285"></span></div>
<div>Toni aveva sviluppato negli anni una via metafisica alla rabbia, interiore, una via che lasciava intatta la sua fisionomia facciale; i moti d&#8217;ira di Toni si sublimavano esclusivamente sotto forma di uno sguardo metallico, duro, incastrato tra palpebre ristrette. Per alcuni questo era segno di misura e grande forza di carattere, per la maggioranza di manifesta imbecillità. Con la solita occhiata inflessibile Toni abbracciava ora lo spettacolo atroce del filiforme campo minato bianchiccio, grigio-nero delle merde di piccione (lo pensava proprio così. con tutti gli aggettivi riportati).</div>
<div>
<p>Con un rigurgito alla bocca dell&#8217;epigastro, di rabbia e di schifo, Toni decise di finirla una volta per tutte. Negli anni aveva sperimentato ogni soluzione, ma senza risultato. Aveva cercato di condizionare pavlovianamente i pennuti a temerlo, aveva sbattutto le imposte, picchiato le grondaie e le ringhiere con lo spazzolone, adoprato un repellente chimico, un dissuasore luminoso, uno sonoro a fotocellula, un gufo gonfiabile, striscioline di carta stagnola, tutto inutilmente. I maledetti piccioni continuavano a covare, a riprodursi, a tubare cretinamente con il loro movimento a molla del collo, avanti e indietro, a posarsi e a scagazzare ovunque.</p>
<p>Toni decise quindi per un attacco definitivo: la carabina. Ma le leggi della termodinamica erano in agguato; non si sfugge all&#8217;entropia, tanto meno alla sfiga.</p>
<p>Fini così che dopo le prime due fucilate andate a segno, nel bel mezzo di una risata satanica di soddisfazione, Toni mirò al terzo piccione del terrazzo per trasformalo in cadavere, ma lo mancò. L&#8217;enorme energia cinetica, potenziale e stronzica posseduta dal proiettile doveva scaricarsi da qualche parte, e alla svelta: finì così inopinatamente di rimbalzo sulla ringhiera della casa di fronte, da dove, conservando il proprio stato di moto o così parve, sfrecciò deviato prima sulla grondaia, rompendola, e poi sulla macchina nuova di Toni, posteggiata poco sotto il terrazzo, sulla strada.</p>
<p>Cofano bucato, così come il radiatore. La fisica, intesa come &#8216;natura&#8217; aveva vinto nuovamente. Per un attimo Toni pensò di rivolgere la puta dell&#8217;arma contro sé stesso, solo per un attimo.</p></div>
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		<title>Notte di note</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 09:09:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[notte di note]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiara e fresca era la nottata, e senza vento. Anche. Un calmo odore di vuotatura di fosse si spandeva morbidamente lungo le via del centro. Carlo, l&#8217;ultimo uomo nobile dei chiassi, chiassini e vicoletti storici fumava affacciato alla finestra di camera.



Dalla posizione privilegiata contemplava lo spettacolo indegno della natura umana. Dal quadrato giallo di luce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Chiara e fresca era la nottata, e senza vento. Anche. Un calmo odore di vuotatura di fosse si spandeva morbidamente lungo le via del centro. Carlo, l&#8217;ultimo uomo nobile dei chiassi, chiassini e vicoletti storici fumava affacciato alla finestra di camera.</div>
<div>
<div><span id="more-286"></span></div>
</div>
<div>Dalla posizione privilegiata contemplava lo spettacolo indegno della natura umana. Dal quadrato giallo di luce dirimpetto provenivano suoni e gargarizzi maschili:</div>
<div>
<p>- TI AMOOOOOO&#8230; RICOMINCIAMOOOOOOOOOOOO&#8230;..</p>
<p>Carlo digrignò i denti. Dalla camera accanto un&#8217;altra voce, più soave:</p>
<p>- Carlino, vieni a dormire, son ragazzi&#8230;</p>
<p>- Ragazzi una sega! &#8211; rispose misurato Carlo &#8211; Ora chiamo i vigili.</p>
<p>- I vigili a quest&#8217;ora dormono Carlo&#8230; Dai, mettiti i tappini alle orecchie e vieni a letto.</p>
<p>Carlo scosse il capo in segno di diniego, anche se la moglie non poteva vederlo.</p>
<p>- Allora si chiama i carabinieri, la polizia, l&#8217;esercito, VA BENE!?</p>
<p>- Carlo&#8230;! Ma non urlare anche te! Sei peggio di loro!</p>
<p>- Peggio di loro&#8230; peggio di loro? &#8211; Carlo si sporse dalla finestra:</p>
<p>- STRONZI!!! OH, STRONZI! CHE LA SI FINISCE QUESTA ZINGANETTA?</p>
<p>Chiara e fresca era la nottata, e senza vento. Pure. Un rinnovato silenzio sembrava aumentare la frescura che ristora i lavoratori, stanchi dopo una bollente giornata di travaglio. Poi, d&#8217;un tratto, eruppe un coro festoso; gaudenti voci maschili:</p>
<p>- SCEMOOOO, SCEMOOOO, SCEMOOOO&#8230; &#8211; ad libitum, in crescendo, con variazioni spernacchianti all&#8217;indirizzo di Carlo, gradevolmente verde di travaso biliare, o forse toccato da  un gentile riflesso delle luminarie.<br />
Carlo, apoggiato a un raggio di luna, bestemmiava. La moglie dormiva, tra un coro e l&#8217;altro già si sentiva il respiro regolare di una donna caduta nel giusto riposo.</p>
<p>Carlo chiuse tutte le finestre, sbattendole. L&#8217;aria immediatamente ristagnò. Alzò il telefono e compose il 113. Aspettò gli squilli ma, tra uno squillo e un altro, tra un &#8216;tuu&#8217; e un &#8216;tuu&#8217;, si rammentò di una volta, quando a casa di Cristiano, con la chitarra&#8230;</p>
<p>Carlo si infilò forte i tappi nelle orecchie, indossò la mascherina con sapienza liturgica, si girò sbuffando, si stropicciò forte il naso e si addormentò.</p></div>
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		<title>FB Mon Amour</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 13:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[fb mon amour]]></category>

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		<description><![CDATA[What&#8217;s on your mind?
E il cursore a stecca lampeggia. Partono veloci i tasti, scrittura a otto dita, anni di affinamento. Tac, tac, tac:
 Penso che in fin dei conti non valga la pena vivere. Penso che userò lo straforzino &#8211; carico di rottura 500 kg &#8211; per chiuderla qui. Non ho avuto idee geniali, saluto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em>What&#8217;s on your mind?</em><br />
E il cursore a stecca lampeggia. Partono veloci i tasti, scrittura a otto dita, anni di affinamento. Tac, tac, tac:</p>
<p align="justify"><em> Penso che in fin dei conti non valga la pena vivere. Penso che userò lo straforzino &#8211; carico di rottura 500 kg &#8211; per chiuderla qui. Non ho avuto idee geniali, saluto tutti. </em><em>Addio. </em></p>
<p align="justify">Click. <em>Share</em>.<span id="more-287"></span></p>
<p>Toni rilegge; non ci sono errori. Aspetta 5 minuti, Teresa è on-line, sa che leggerà. Click. <em>Home</em>, la pagina si aggiorna:</p>
<p><em> Teresa just took the &#8220;Quale creatura mistica ti rappresenta?&#8221; quiz and the result is Fenice.</em><br />
<em>&#8220;La Fenice, spesso nota anche con l&#8217;epiteto di Araba Fenice, era un uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Assocciato all&#8217;elemento fuoco, lo stesso elemento che gli permette di rinascere dopo la morte, rappresenta la sapienza e la vita eterna&#8221;.</em></p>
<p>Disperato Toni si alza dalla scrivania e senza accendere la luce aggancia alle travi del soffitto la corda. Accosta una sedia, prepara il nodo. Poi si siede di nuovo.</p>
<p>Click. <em>Home</em>. La pagina si aggiorna:</p>
<p><em> Teresa uploaded a photo to Flickr</em></p>
<p>A sinistra la foto di una spiaggia, una ragazza in bikini, che sorride e fa ciao con la mano. Toni  guarda Teresa sorridere, è tentato di cliccare sulla foto per ingrandirla, per perdersi ancora una volta. Respira. Cambia idea. Su tutto. Tira giù la corda, riavvicina la sedia alla scrivania, va in bagno a lavarsi la faccia e fissarsi allo specchio.</p>
<p><em>What&#8217;s on your mind?</em></p>
<p align="justify">
E il cursore a stecca lampeggia. Partono veloci i tasti, scrittura a otto dita, anni di affinamento. Tac, tac, tac:</p>
<p align="justify"><em>Piaciuto lo scherzo, eh? Sempre il solito pessimista, vero? Mamma mia, qui fa un caldo&#8230; <img src='http://www.infinitemicrostorie.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </em></p>
<p align="justify">Toni torna all&#8217;immagine di Teresa. Clicca. Ha un&#8217;erezione.</p>
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-expand"><ul class="socials"><li class="sexy-facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.infinitemicrostorie.it/2009/05/06/fb-mon-amour/&amp;t=FB+Mon+Amour" rel="" class="external" title="Share this on Facebook">Share this on Facebook</a></li><li class="sexy-twitter"><a href="http://twitter.com/home?status=FB+Mon+Amour+-+http://b2l.me/ad68g+" rel="" class="external" title="Tweet This!">Tweet This!</a></li><li class="sexy-delicious"><a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.infinitemicrostorie.it/2009/05/06/fb-mon-amour/&amp;title=FB+Mon+Amour" rel="" class="external" title="Share this on del.icio.us">Share this on del.icio.us</a></li><li class="sexy-technorati"><a href="http://technorati.com/faves?add=http://www.infinitemicrostorie.it/2009/05/06/fb-mon-amour/" rel="" class="external" title="Share this on Technorati">Share this on Technorati</a></li><li class="sexy-comfeed"><a href="http://www.infinitemicrostorie.it/2009/05/06/fb-mon-amour/feed" rel="" class="external" title="Subscribe to the comments for this post?">Subscribe to the comments for this post?</a></li><li class="sexy-google"><a href="http://www.google.com/bookmarks/mark?op=add&amp;bkmk=http://www.infinitemicrostorie.it/2009/05/06/fb-mon-amour/&amp;title=FB+Mon+Amour" rel="" class="external" title="Add this to Google Bookmarks">Add this to Google Bookmarks</a></li></ul><div style="clear:both;"></div></div>]]></content:encoded>
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		<title>Di nuovo qui.</title>
		<link>http://www.infinitemicrostorie.it/2009/04/28/di-nuovo-qui/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 10:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost:8888/wordpress/?p=288</guid>
		<description><![CDATA[Il trasloco vero &#232; finito, quello virtuale non &#232; (ancora) nemmeno iniziato. Per&#242; il blog riparte. Nel frattempo i lettori e gli amici sopravvissuti alla mareggiata possono seguire i lavori del GRANDE ROMANZO SIC; un progetto di Scrittura Industriale Collettiva in cui sono coinvolto come Direttore Artistico.

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			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><font color="#008080">Il trasloco vero &egrave; finito, quello virtuale non &egrave; (ancora) nemmeno iniziato. Per&ograve; il blog riparte. Nel frattempo i lettori e gli amici sopravvissuti alla mareggiata possono seguire i lavori del <a href="http://www.scritturacollettiva.org/" target="_blank">GRANDE ROMANZO SIC</a>; un progetto di <strong>Scrittura Industriale Collettiva</strong> in cui sono coinvolto come Direttore Artistico.</font><br />
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		<title>Ai pochi coraggiosi lettori</title>
		<link>http://www.infinitemicrostorie.it/2009/03/29/ai-pochi-coraggiosi-lettori/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 09:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Causa trasloco del sottoscritto MrTree (fisico d&#8217;abitazione e forse anche di piattaforma virtuale -&#160; wordpress) il blog potrebbe essere aggiornato ancora meno del solito. Il che dovrebbe costitutire un record.


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			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><font size="4" color="#008080">Causa trasloco del sottoscritto <strong>MrTree</strong> (fisico d&#8217;abitazione e forse anche di piattaforma virtuale -&nbsp; wordpress) il blog potrebbe essere aggiornato ancora meno del solito. Il che dovrebbe costitutire un record.<br />
</font></div>
<p></p>
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		<title>Piangi e fotti &#8211; atto III</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 20:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[piangi e fotti atto 3]]></category>
		<category><![CDATA[Mini-serie "Piangi e fotti"]]></category>

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		<description><![CDATA[Con la messa in valore del mondo delle cose cresce in rapporto diretto la svalutazione del mondo degli uomini. Il lavoro non produce soltanto merci; esso produce se stesso e il lavoratore come una merce. 
K. M.
A passi strascicati Kid arriva sul pianerottolo. Dietro la porta sente una musica e una bella voce baritonale cantare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><em>Con la messa in valore del mondo delle cose cresce in rapporto diretto la svalutazione del mondo degli uomini. Il lavoro non produce soltanto merci; esso produce se stesso e il lavoratore come una merce. </em><br />
K. M.</div>
<div>A passi strascicati Kid arriva sul pianerottolo. Dietro la porta sente una musica e una bella voce baritonale cantare «L&#8217;estate sta finendoooo», a tutto volume. Infila la chiave nella toppa, gira, apre la porta. Con un grembiule a svolazzi bianchi vede un uomo, un vecchio con una enorme barba grigia. L’uomo, uno scopino di piume in mano, spolvera uno scaffale, cantando.<span id="more-197"></span></p>
<p>– Oh! Ciao Kid! Mi hai fatto paura! – esclama l&#8217;uomo corpulento dalla barba grigia, smettendo di cantare.<br />
– Ciao Karl. Puoi togliere la musica per favore? – risponde Kid.<br />
– Certo, scusami.<a name="more-20107544"></a></p>
<p>Karl toglie la musica e si slaccia il grembiule, osservando preoccupato il ragazzo appena rientrato. Kid ha profonde occhiaie, il viso scavato, e le spalle curve.</p>
<p>– Com&#8217;è andata oggi Kid? – domanda Karl con un filo di apprensione nella voce.<br />
– Al solito – risponde il ragazzo. Ho fatto due colloqui stamani. Mi hanno chiesto com&#8217;è che mi immagino il mio capo ideale.<br />
– E tu cosa hai detto? – domanda il vecchio, mentre il ragazzo si sveste, posando con cura la fondina e la pistola sul tavolo della cucina.<br />
– Gli ho detto che vorrei che fosse autorevole ma non autoritario, insomma le solite cazzate.<br />
– Ah.<br />
– Mi hanno detto che mi faranno sapere, come sempre.</p>
<p>Silenzio. Nel bilocale di Kid i rumori della strada non arrivano a quest&#8217;ora della sera. Il ragazzo è ormai svestito. Si butta sul letto. Karl lo segue in camera, sempre più preoccupato.</p>
<p>– Insomma – domanda Karl, con parole piene di tatto – questo lavoro si fa attendere, eh?<br />
– Già – replica il ragazzo.<br />
– In fondo però non è detta l&#8217;ultima parola, no? Una laurea ce l&#8217;hai, coraggio!<br />
– Sì, come no. Una laurea in Storia&#8230;<br />
– Non abbaterti, Il lavoro non è la fonte di ogni ricchezza!<br />
– Prego?<br />
– No, dicevo per dire e comunque un lavoro in effeti lo fai già – continua conciliante Karl.</p>
<p>Kid si accende una sigaretta. E stanco. Vuole dormire.</p>
<p>– Karl ti dispiace lasciarmi dormire? domani ho un&#8217;altra giornatccia.<br />
– Certo Kid, certo. Ti aspetto per pranzo?<br />
– No, devo vedere un dirigente della Fintoplastic Corporation.<br />
– Ah, un altro colloquio?<br />
– No, questo è per l&#8217;altro lavoro.<br />
– Ah. Un altro in meno allora&#8230;<br />
– Esatto.</p>
<p>Silenzio.</p>
<p>– Buonanotte Kid. Dormi bene.<br />
– Buonanotte Karl.</p>
<p>Kid rimane seglio per alcuni minuti a pensare. Karl dopo aver chiuso la porta della camera scompare senza ruomore, lasciando una scia profumata leggermente di mentolo.</p></div>
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