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School-fiction n. 2
Scheletri di anemiche case apparivano, folgorate nel tramonto, sull’immobile sfondo delle colline; piccioni e passeri si contendevano le poche briciole rimaste dalla cena dei barboni all’angolo della via, e Valentina smise di sporsi dalla finestra.
Oh, sarebbe stato infinitamente meglio se la nave Argo non avesse mai raggiunto il porto della Colchide e se Valentina non avesse dovuto per forza declinare rose fuori stagione in quel novembre fatto di ghisa, ma l’interrogazione di latino e quella di greco non si preparavano da sole, anche se rimanere in casa – sia pure senza impegnarsi sui libri – e sorbirsi sua madre, era già una forma di espiazione sufficiente a tacitare la sua coscienza di studentessa svogliata.


