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School-fiction n. 1
La mia storia inizia nel 1993, avevo diciassette anni. C’era nell’aria un bel rigurgito rock. Kurt Cobain non si era ancora fatto saltare il cervello, il mondo aveva fiducia nelle possibilità future dell’informatica, e sì, le ragazzine con cui sarei dovuto uscire si sorbivano Beverly Hills 90210 subito dopo cena, ma per il resto non si stava male.
E’ in questo contesto che un bel giorno della quarta liceo arriva un ragazzo nuovo nella mia classe. Oh-mio-dio, Oh-mio-dio. Era una novità stratosferica. Chi è? Da dove viene? Sono Nike quelle che ha in piede o volgari imitazioni? Che lavoro fanno i suoi? E soprattutto: avrà un suo cellulare?
Immaginate bene da soli che la nostra classe fosse sconvolta. Noi eravamo in vent’uno. Una bella classe di liceo classico di provincia. Tutti ricchi meno uno: io. Tutti fighi meno uno: io. Tutte donne meno uno: io.
Sì, ero l’unico maschio della classe, e a quanto lasciavano intuire le compagne nemmeno un esemplare di maschio adatto alla riproduzione. Al limite, se il giorno della versione c’era da copiare, dal banco davanti mi lasciavano vedere qualche centimetro quadrato di tette, ma poi nada. Gesù, che umiliazione durante le ore di educazione fisica: giocavo sempre a pallavolo con le mie compagne, nello spogliatoio ero da solo, la professoressa era una donna e a me venivano le mestruazioni mentali dalla noia. L’arrivo di un altro essere sessuato al maschile per me era una benedizione. Lo era?


