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	<title>www.infinitemicrostorie.it &#187; piangi e fotti atto 4</title>
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		<title>Piangi e fotti – atto IV</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 11:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[piangi e fotti atto 4]]></category>
		<category><![CDATA[Mini-serie "Piangi e fotti"]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lavoro, l&#8217;attività vitale, la vita produttiva, appare all&#8217;uomo solo come un mezzo per la soddisfazione di un bisogno, del bisogno di conservazione dell&#8217;esistenza fisica. Ma la vita produttiva è la vita generica. [...] E la libera attività consapevole è il carattere specifico dell&#8217;uomo. Ma la vita stessa appare, nel lavoro alienato, soltanto mezzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Il lavoro, <em>l&#8217;attività vitale</em>, la <em>vita produttiva</em>, appare all&#8217;uomo solo come un <em>mezzo</em> per la soddisfazione di un bisogno, del bisogno di conservazione dell&#8217;esistenza fisica. Ma la vita produttiva è la vita generica. [...] E la <em>libera attività consapevole</em> è il carattere specifico dell&#8217;uomo. Ma la vita stessa appare, nel lavoro alienato, soltanto <em>mezzo di vita</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">K. M.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Fa freddo in casa, basta scoprire una mano dal piumone per sentirla ghiacciare. Rumori. Il ronzio dell’orologio, il camion della nettezza lontano all’inizio della via. La radio della vicina. Karl non c’è. </em>Non c’è?<em><span id="more-333"></span></em> <em>Oggi è un giorno importante. Kid ha un incarico importante e poi inizierà la sua nuova vita.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Me lo prometto da un anno – <em>pensa Kid </em>– un anno di omicidi su commissione; soldi da parte e finalmente una libreria, potrò aprire una libreria. Oggi è un anno. L’ultimo colpo. E poi addio fondina, addio sangue, addio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Eppure non si alza. Non riesce. Manca qualcosa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Toc toc. Colpi leggeri alla porta di camera. Kid fa una smorfia e infila la testa sotto le coperte.</em></p>
<p style="text-align: justify;">– È permesso? Kid, sei sveglio? – l<em>a porta si apre, è un uomo anzianotto, con una grossa barba grigia, occhi buoni, un grembiule bianco da cameriera sulla pancia prominente.</em></p>
<p style="text-align: justify;">– Noo, Kid – <em>dice l’uomo entrando nella stanza e vedendo il ragazzo rintanato sotto il piumone. Poi, con voce premurosa</em> – Non fare così, non ti nascondere. Che fai non vai al lavoro stamani? Dai Kid, ti preparo le uova come piace a te, ok?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il ragazzo sotto le coperte digrigna i denti. </em>Non è possibile andare avanti così, non esiste<em>. Urla.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il vecchio Karl sobbalza vicino al letto, si passa una mano sui capelli bianchi a criniera, si aggiusta il grembiule.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Ehm&#8230; Kid. Va bene, senti, non ti arrabbiare, se non vuoi le uova facciamo un cappuccino e un croissant, ok? Faccio un salto giù all’angolo, che dici?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid rovescia le coperte, stralunato</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid</em> – AAAhh! Basta! Sparisci! Tu non esisti! Non esisti, cazzo! Non ci sei, sei un odore, sei meno di un’allucinazione, sei un nulla! Le uova?? Quali uova? Tu sei aria distorta, uno scherzo, va bene? VA BENE?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid si nasconde di nuovo sotto le coperte. Karl rimane molto male, si affloscia, arretra verso la porta.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Non mi devi dire questo Kid&#8230; Lo sai che ti voglio bene&#8230; stamani ti avevo portato anche un amico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Silenzio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – È un tipo simpatico, vedrai, ha idee tutte sue, è uno energico. Dai Kid alzati, fai colazione, vai a lavoro, oggi è un giorno importante, no?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl, di lato, sottovoce</em> – Iosif, vieni, ti presento, vieni.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid apre uno spiraglio fra le coperte, si affaccia facendo capolino. Vicino a Karl compare un signore di mezza età, capelli neri pettinati all’indietro, fronte alta e naso come un cane seduto di schiena. Ha dei baffoni enormi e neri.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid, disperato</em>: – Chi è questo Karl?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Ma te l’ho detto, è un amico. Si chiama Iosif. Iosif Vissarionovic Džugašvili per l’esattezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid, fragile</em> – Mi sembra di conoscerlo Karl&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Vero? A volte fa quest’impressione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iosif, che fino a questo momento è rimasto con le braccia conserte a fissare benigno Kid, fa un passo avanti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iosif</em> – Piacere Kid. Dai, alzati, devi andare a lavorare!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid, risentito</em> – Oh, ma che cazzo vuoi tu? Ti rendi conto che anche come killer prezzolato mi sfruttano, eh? Lo sai che io vorrei aprire una libreria, eh? Lo sai che da bambino pensavo di fare lo scienziato invece che l’assassino? Che ho l’ansia di sistemarmi, sento la pressione della mia generazione e non ho voglia di lottare contro il sistema? Eh, lo sai?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iosif, duro, guardando magistrale verso un orizzonte che non c’è </em>– Qui non esistono più né sfruttatori né sfruttati. I prodotti vengono ripartiti secondo il lavoro compiuto e secondo il principio: &#8220;Chi non lavora non mangia&#8221;. E ora alza il culo da questo letto di merda e fai quello che devi fare, stronzolo!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid rimane di pietra. Karl inizia a fischiettare e passa in cucina. In un attimo si sente il fornello acceso, il suono di due uova che soffriggono, l’odore del pane tostato. Kid si alza, non guarda più nessuno. Stasera dovrebbero passare un paio di amici, due birre, le solite cazzate. Si veste, indossa la fondina, controlla munizioni, guanti, esplosivo plastcio. Oggi è un giorno importante.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kid</em> – Fai una cosa Karl. Mettimi le uova dentro il pane e incarta tutto. Mangio per strada.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl</em> – Ma certo ragazzo mio!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Karl prepara un sacchettino per Kid, con le uova, il pane, una mela e un succo di frutta. Poi tira fuori la scacchiera e si mette al tavolo con Iosif, iniziando una partita in silenzio. Kid esce. Sul pianerottolo controlla la porta, che sia chiusa. Scende. Si sente appena un vaghissimo profumo di vodka alla menta.</em></p>
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