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Archivi per la categoria ‘piangi e fotti atto 2’

Piangi e fotti – atto II

Da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni.
K. M.

Kid finalmente è solo. Karl, l’invisibile Karl con la sua barba bianca, la sera esce.
– Ma dove cazzo vai la sera Karl? – chiede qualche volta Kid.
– Un uomo che non dispone di nessun tempo libero è meno di una bestia da soma – risponde socchiudendo gli occhi il vecchio Karl, aggiungendo –  e non sono cazzi tuoi.
– Fai come ti pare – chiude Kid. --

A questo punto di regola Karl scompare in un vago odore di mentolo e Kid rimane da solo. Quando il lavoro è andato bene Kid si attacca alla Playstation, gioca a Fifa 08 fino alle tre e mezzo di notte e poi schianta sul divano, aspettando la mattina e la sveglia di Karl. Quando il lavoro è andato male, quando cioè la Smith&Wesson (modello 39 silenziata) è rimasta zitta tutto il giorno, allora Kid lascia che qualche amico venga a trovarlo. Il buon Renzo passa spesso, si conoscono da tanti anni. Ultimamente si fa vivo anche un certo Chinaski, Henry Chinaski – dice –, ma Kid crede che non sia il suo vero nome.
Stasera Kid apre la porta del suo appartamento e Renzo e Chinaski compaiono insieme.
– Inusuale – pensa Kid. I due entrano come se tutti si conoscessero da sempre, salutando con cenni tiratissimi Kid.

Chinaski: – Allora Kid? Che si dice? Quel gran frocio del tuo amico Karl è fuori dagli zebedei, no?
Kid: – Sì Henry, Karl è uscito. E non è frocio.
Chinaski: – Questo lo dici tu grandissimo finocchio. Hai la birra?
Kid: – Sì. Sedetevi.
Renzo: – Una anche per me, per piacere.

I tre si accomodano intorno al tavolo di cucina. Kid tira fuori una decina di birre dal frigo, stappa e serve.

Kid: – Com’è che siete venuti insieme stasera?
Chinaski: – Lo sai com’è fuori, no? Ci si trova, ci si vede. Io mi ero rotto i coglioni di ubriacarmi da solo.
Kid: – Ah.
Renzo: – E io sono uscito perché non ce la facevo. Quando arriva la mamma di Lucia a casa non si campa più.
Kid: – Me lo immagino.

Chinaski sghignazza e grattandosi un orecchio tracanna una birra d’un fiato. Poi rutta, poi chiede:

– Insomma tu stai sempre con quella bella troia di tua moglie, eh? L’avrai slargata bene bene ora. Ma non te li rompi i coglioni?
Kid: – Vacci piano Henry con Renzo, ok?
Renzo: – Ma come ti permetti, oh? Troia sarà tua sorella. E comunque no (sospira). Anche per questo sono in crisi con Lucia.
Kid: – Cioè?
Renzo: – Lasciamo perdere è meglio…
Chinaski: – E no merdina, ora ci racconti tutto, e per bene anche, coi dettagli, le seghe i pompini e le inculate…

Kid sorride. Chinaski butta giù un’altra birra. Renzo fa una faccia come volesse accoltellare qualcuno, poi sospira.

Renzo: – È che non funziona…
Kid: – Cioè?
Renzo: – Cioè facciamo l’amore, sì, ogni tanto… Se va bene… È bello, non dico di no, ma sempre nello stesso modo, e sempre per fare figlioli… Ne abbiamo già sette: tre a balia, due morti e due scappati di casa. Io mi sarei anche rotto…

Chinaski scoppia a ridere fino alle lacrime, si aggrappa ai bordi del tavolo, poi sbotta:

– Buuuah! Che pateticooo! Ma vai a puttana, no? Ma tira due ceffoni a Lucia, legala al letto, ficcaglielo in bocca! O se proprio ti accontenti mettiti almeno il fottuto preservativo!

Renzo (vicino alle lacrime, le nocche bianche nel tentativo di trattenersi dalla rissa): – Fatti gli affari tuoi, vecchio…
Kid (alzandosi in piedi, già leggermente alticcio): Calmi ragazzi, calmi…

Chinaski senza battere ciglio si scola un’altra birra. Poi chiede scusa.

– Scusa Renzo, è che io certe cose proprio non le capisco.
Renzo (più triste e pacato): – Tranquillo. È colpa mia. Almeno il preservativo potrei imporglielo… È che continua a piangere, a piangere e dice che ci penserà la Provvidenza, la Provvidenza, per carità…
Kid: – Certo che è una bella spaccatura di palle, eh?
Renzo: –Eh.

I tre uomini continuano a bere. Chinaski si fa sempre più silenzioso via via che il pubblico di bottiglie vuote gli aumenta davanti. Renzo è ubriaco a metà della prima birra. Kid dopo la terza reclina la testa e si addormenta sul tavolo. Nel giro di venti minuti Renzo e Chinaski si dissolvono.
Si sente odore di tabacco e di gorgonzola.

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Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
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