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Archivi per la categoria ‘piangi e fotti atto 1’

Piangi e fotti – atto I

Non è la coscienza degli uomini che determina la loro vita, ma le condizioni della loro vita che ne determinano la coscienza.
K. M.
È l’alba e Kid si sveglia.
– Buongiorno Karl – biascica Kid, stirandosi.
– Buongiorno Kid – risponde Karl. Già in piedi, vestito di tutto punto; un panciotto con catena d’orologio a cipolla sporgente, pantaloni neri di fustagno, un grembiule bianco con le trine a coprire il tutto.
Karl è un vecchio corposo, tra i sessanta e i settanta. Una enorme barba bianca a collare, capelli bianchi, sparsi, come quelli di una criniera leonina. Ed è invisibile.
– Come ti senti stamani Kid? – domanda cortesemente Karl, tornando ai fornelli, in cucina, dove finisce di preparare le uova e il bagel al formaggio del ragazzo.
– Non c’è male Karl, grazie – risponde il ragazzo. Kid è infatti poco più di un ragazzo, sui trent’anni. Sordomuto. Bel fisico però.
Kid non è sempre in compagnia del suo Karl, a volte è solo e accende la televisione. Ma Kid preferisce quando Karl appare, perché così non deve accendere la televisione, e vedere e nonsentire tutte le notizie fastidiose  che passano. Kid di solito pensa e Karl capisce, e risponde.

Kid, alzatosi da letto si siede al tavolo di cucina, e Karl serve la colazione.
– Allora, che mi racconti di bello? – chiede Karl sedendosi accanto al ragazzo.
– Mah. Ieri davanti allo stadio ho visto un lampione strano – racconta Kid.
– Come strano? – domanda Karl.
Kid: – Sì, c’era una targhetta di marmo attaccata, una mini lapide, e dei fiori.
Karl: – Ah.
Kid: – La targhetta diceva: «Non scorderemo mai il tuo sorriso e i tuoi occhi», e sotto c’era una foto.
Karl: – Brutta storia.
Kid: – Già.
Karl: – L’avranno messo sotto.
Kid: – Bisognerebbe spezzare le gambe a diversa gente, credo.

Karl si alza e va ad affacciarsi alla finestra della cucina. Spalanca bene le imposte ed entra una ventata di smog. Un sole giallo ma freddo illumina più vivamente la stanza.
– Ah! L’Italia, che paese meraviglioso! – esclama Karl, poi tossisce per via dello smog e chiude la finestra, senza smettere un certo sorriso compiaciuto. Kid nel frattempo è rimasto con un boccone di uovo sospeso a mezz’aria sulla forchetta. Interdetto.

– Che c’è Kid? – domanda premurosamente Karl.
– Niente. Pensavo.
– Ah – argomenta Karl.
– Pensavo che è pieno di stronzi.
– Eh – ammette Karl.

Kid posa la forchetta nel piatto e senza guardare esattamente da nessuna parte, comincia:
– Non è possibile, sai?  Tutti si lamentano: le compagnie aeree sono in crisi, le fabbriche sono in crisi, la politica è in crisi; leggo i giornali e c’è crisi, guardo al televisione e c’è crisi. Il PIL cala, l’inflazione aumenta, la stagflazione, che non so neanche che cazzo è, rimane fuori controllo. La recessione avanza, che è un ossimoro e il pane costa più del gasolio, che a sua volta costa come l’oro. Poi vedi centinaia di tizi abbronzati sulle Cayenne. C’è qualcosa che non va.
Karl sospira, poi dichiara: – Io sono diversi anni che l’ho detto ragazzo, diversi anni…
Kid si alza e inizia a vestirsi. Ci sono degli abiti su una sedia della cucina, abiti scuri. S’infila dei pantaloni eleganti, poi riprende il discorso, con lo stesso tono piatto:
– Le cose sono due Karl: o tutti i giornalisti sono dei gran sadomasochisti, oppure davvero il mondo è pieno di stronzi.
Karl annuisce: – Delle due l’una – commenta.
– Se è la prima – continua Kid – basterebbe pagare ad ogni giornalista una mistress a settimana; cento euro, cento frustate. Così godono e la smettono di schiacciarsi e schiacciarci le palle. Se invece è la seconda…
Kid si ferma, quasi vestito di tutto punto, solo con una manica della giacca infilata a metà.
– Se è la seconda…? – domanda Karl, un po’ preoccupato, la barba ora più grigia che bianca.
– Se è la seconda… – riprende Kid – allora vado a lavorare più contento.
– Ah, ecco! – esclama Karl sollevato, battendo le mani. – Insomma la crisi non c’è dappertutto, no?

Kid non risponde. Dal cassetto dello scrittoio vicino alla porta tira fuori una pistola. Nera, lucente, con una grossa canna silenziata. Attentamente la infila nella fondina che veste sotto la giacca. Karl lo osserva con quasi-religioso rispetto.
– Allora mi raccomando Karl – avverte il ragazzo, finito di prepararsi – stasera fammi le solite uova.
Karl annuisce: – Ma certo Kid. Come sempre Kid. Sono contento che almeno il tuo lavoro vada bene.
– Non mi lamento – risponde Kid, già sulla porta e accomodandosi la giacca in modo che cada bene sul dietro. Poi continua, con un tono molto business-like, guardando fisso Karl: – Il settore degli omicidi su commissione è in forte espansione.

Kid sorride scendendo le scale. Karl sparisce in un vago odore di mentolo.

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Perché questo blog?
Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
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