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Archivi per la categoria ‘microserie senza finale n8’

MicroSerie (senza finale?) #8: 2169, I

Mustafà, nel suo studio all’ultimo piano del palazzo L-O-V-E di A****o, sta pensando. Ed è preoccupato. Si alza dalla poltrona vibroacquatica e inizia a gesticolare.

Di fronte, su un pannello nero e lucido, alcuni flash di colore segnalano una qualche attività. Un trivisore (visore in tre dimensioni, tempo escluso), occupa tutto il centro della stanza. Con gesti precisi Mustafà regola il passaggio delle immagini oleografiche che appaiono. Si vedono luci, città dall’alto, pianeti dall’alto, pezzi di campagna, pecore. Ancora diversi gesti, altre luci su altri pannelli comandati dallo spostamento d’aria, e Mustafà comunica al mainframe del palazzo:

– Sono turbato Johnny. Sento strane forze muoversi vicino alla nostra doorgate. Imprevedibili cambiamenti ci aspettano.

Johnny è la biomacchina che controlla tutto. Tutto ad A****o, almeno. Intelligenza artificiale e componenti organici, un computer con il fegato insomma.

Nella stanza non si sente alcun suono. Mustafà come tutti gli abitanti del Mondo I comunica grazie all’impianto subBetaTrans, capace di trasmettere direttamente il pensiero alle biomacchine e agli altri uomini. Essendo il pensiero una somma di impulsi elettrici potremmo riportare la risposta del computer così: 01010101000001101110111110101. Ma non sarebbe conveniente. Dunque in oldLingua, più o meno Johnny nondice:

– E’ il caldo Mustafà, è il caldo. Non preoccuparti, perché non ti fai portare un bicchiere di criptobirra ghiacciata?

 – Tu non capisci – nonrisponde Mustafà – sento un cambiamento di energia; percepisco l’arrivo di qualcuno. Di un nuovo brillacard. Un brillacard plus.

– Non essere ridicolo – noninterviene Johnny. Non è possibile.

– Eppure lo sento…

Perché questo blog?
Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
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