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Archivi per la categoria ‘microserie senza finale n2’

MicroSerie (senza finale?) #2: 2169, I

Gabriel torna sempre a casa la sera in compagnia di Fiasko, un cane bio-maremmano (cioè un cane vero) enorme, bianco come d’ordinanza e cattivo, o meglio, buono solo con Gab. Nella sballata gerarchia dei sociosconnessi Gab è il “curatore delle masse inferiori”, che tradotto in newlingua (per il beneficio dei reporter della città che qualche volta lo teleriprendono dall’alto) è un FerCarer: Gab porta fuori le bestie del gruppo, pecore soprattutto, e si occupa di loro; Fiasko l’aiuta.

Ah, Gab è un genio, ma come tutti i geni non sa di esserlo. Il ragazzo dovrebbe avere circa 17 anni, ma nessuno può dirlo con certezza, dal momento che gli altri del suo gruppo non lo sanno e una bella radiografia alle mani non è più necessaria né possibile da almeno 150 anni.

I sociosconnessi, di cui fa parte anche Gabriel, hanno perso qualunque contatto con la civiltà; lontani per scelta dal Mondo I, si sono dimenticati perfino di come funziona la vita nei Mondi II e III, la maggioranza ignora cosa sia OW, e tutti si tengono alla larga dalle città, vivendo come selvaggi nelle aree desertiche del pianeta. Contano il tempo seguendo il sole e in generale vivono come coloni o come abitanti di un falansterio, sfruttando quello che rimane delle costruzioni e delle facilities presenti ancora intorno i primi decenni del secolo, abbandonate all’epoca della scoperta dei doorgates.

Il gruppo di Gab sta di base a NeoiLander,  35 squarz (o “secondi navetta”) a nord di A****o e 40 squarz a sud di F*****e, nelle valli abbandonate tra le uniche due città del distretto. Così vicino, eppure infinitamente lontano, dalla vita della città, esclusa ai senzacard e per giunta resa parzialmente invisibile dalle mura traslucide dei doorgates.

Perché questo blog?
Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
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