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MicroSerie (senza finale?) #12: 2169, I
Il piccolo omino nero sorride rilassato. Il ragazzo inizia a focalizzare meglio l’ambiente. L’altra figura presente nel campo visivo di Gab si stabilizza in un altro uomo, forse. Alto e orribilmente magro, e verde. Si vede benissimo che è insofferente. Gab si sposta, alzando la testa, rinnovando decisamente le vertigini. È in una stanza ovale, bianca, seduto-disteso da qualche parte nel mezzo di uno spazio senza riferimenti.
L’AltoVerdone sbuffa, e avanza per intervenire. Il BassoScuro invece alza gli occhi a un ipotetico cielo, rassegnato, facendosi da parte.
– Scusasse lo mio amico qui da costo. Egli favella loquace niuna lingua che la Novella – esordisce tranquillo l’AltoVerdone.
– Eh? – articola Gab.
– Dico qui toa lingua unkonosciuta ad ello ist. Tu seguro con nui otros. Ich une corso di Antiqua Favello seguivi.
E sorride ancora più largo, come aspettandosi una ricompensa. Il piccolo braccio-di-troppo BassoScuro, alza le spalle, facendo un cenno a Gab, ancora del tutto stordito. BassoScuro si passa l’indice dell’extra braccio sinistro vicino alla tempia, roteando, come a giustificare l’AltoVerdone, la sua troppa dolcezza di sale.
– Ehmm… – prova Gab.
– Studiavi la lingua toa! Ego parla con tibi! Withy youre Tongue! Capisci? – continua l’AltoVerdone.
– Sì, ma…
Niente tempo per giustificazioni:
– Come t’appelle? – prosegue l’AltoVerdone
– Eh?
Segni di insofferenza drammatica. Come un mimo costretto a parlare per farsi capire, l’uomo più alto smania. Il primo, il BassoScuro, si è rassegnato, dirigendosi verso quello che pare a Gab un grosso acquaio da cucina economica, bianco immacolato, dove armeggia con gesti competenti.
– Lo nome figliuolo, lo nome! – prosegue imperterrito AltoVerdone.
– Ah! Mi chiamo Gab.
– Gab. Haaa. Yes. Klaaro.
– Chiaro. Ma dove sono? Chi siete? – chiede Gab, ora quasi del tutto tornato nei suoi soliti sensi.
– AAHH. Longa historia explicar isto est. Longaaa…


