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Archivi per la categoria ‘microserie senza finale n 10’

MicroSerie (senza finale?) #10: 2169, I

ATTENZIONE ultimi ben-arrivati: per capire è necessario leggere i numeri precedenti (#, vedi sezione "Le Microstorie").

  Gab e Fiasko sono ancora distesi sul sentiero; il ragazzo respira forte nella lotta, e il cane continua ad abbaiare contento ad ogni nuova carica. Dopo qualche minuto di gioco furioso Gab si rialza, scuotendosi la terra dagli abiti.

  – Basta Fiasko. Basta! Dobbiamo andare a mangiare.

  Il cane si ferma, ubbidiente questa volta. Gab osserva il tratto di strada rimanente, e la piccola casa più vicina. La luce tremolante delle finestre proietta un alone intorno alla forma scura dell’abitazione, poco più che un quadrilatero di vecchissimi mattoni. Gab pensa alla buona Kantulia e agli involtini che lo aspettano, rasserenato.
  Con Fiasko al suo fianco Gab fa un primo passo in discesa; è strano pensare alle luci nel cielo, riflette il ragazzo. È strano che Kantulia non mi abbia mai detto da dove vengono e dove vanno gli uccelli neri che arrivano all’inizio del kermoz caldo e spariscono all’inizio del kermoz freddo. E poi vorrei sapere perché ogni volta Wade mi fa delle domande assurde. Perché gli animali dovrebbero essere meno di quarantadue? Sarebbe bello sapere tutto, come funzionano le cose, come funziona Fiasko per esempio.
  Il bio-maremmano rimane avanti di diversi nanoquartz, rispetto al ragazzo, fiutando la strada, fermandosi interessato a sniffare pietre apparentemente inutili lungo la strada. Niente è diverso dal solito, almeno fino a quando non succedono contemporaneamente molte cose.
  Dalla capanna in cima alla collina il vecchio Wade esce urlando. La porta della casa di Kantulia si apre in fondo al sentiero, inquadrando la donna nella porta illuminata: anche la donna sta urlando. Fiasko inizia ad abbaiare e a ringhiare, e un suono che riempie completamente l’aria, un rombo costante, di una frequenza altissima, copre qualunque altra vibrazione sonora. Gab non sente altro e non vede altro che una casa volante davanti a sé, più grande, più vicina e più luminosa di ogni altra che ha mai scorto lontana nel cielo. Poi perde conoscenza.

Perché questo blog?
Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
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