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La ripetizione conta
Tutte le cazzo di mattine il matto della biblioteca è seduto in fondo a sinistra, dietro le enciclopedie, con il cappello davanti a sé, la sciarpa sul naso, le scarpe da beccamorto, il naso fiorito e rigonfio come un cactus da un euro.
Si siede, si alza, si gratta la testa. E’ sempre vestito uguale, di verde. Ad un certo punto corre ai classici greci e latini, afferra un volume a caso e inizia a prendere appunti su fogli improbabili, tessere dell’autobus, scarti di fotocopie, involti di panino, e scrive e scrive e scrive. Ma che accidenti scrive? Non pare lo sappia neanche lui. Però a tratti saltella sul posto rompendo i coglioni a tutti gli altri disperati (solo un po’ meno matti) che vorrebbero studiare con i suoi ARRRRRR, WEEERRRR, BABABA!, che esplodono a caso mentre la bocca fa una smorfia e il lapis sottolinea furibondo: ha evidentemente trovato qualcosa.
Forse traduce l’Odissea, forse l’Iliade, forse è solo un matto grafomane, di quelli tutto sommato innocui. Alle 11.30 raccoglie i carabattoli; i fogli con gli appunti si cacciano non si sa bene dove, i libri volano al loro posto e il matto saluta tutti, ridacchiando di noi e di sé, poi scompare.


