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In pausa
Julian sarebbe stato un vegetariano perfetto se non avesse amato così tanto la carne. Cosciotti, agnelli, fegati, piccioni. E soprattutto il rognone, con il suo leggero retrogusto fenico di urina cotta.
Sull’angolo di via Kennedy Julian rimase fermo al semaforo, puntando di naso una rosticceria. Dov’è? Testa a destra, testa a sinistra. Ah, eccola.
Julian cambiò nettamente direzione, puntando dritto verso l’insegna rossa "Il Giglio" e verso l’odore diffuso di proteine riscaldate. Il percorso sarebbe stato diretto se una donna non fosse passata, incrociandolo, nella direzione opposta. Passo cadenzato dallo stacchettio nevrastenico. Una faccia e un occhio come quelli di un ambasciatore in visita ad un paese povero. Altezza vertiginosa dei tacchi e dello spacco, altezzosa lei.
Saranno autoreggenti quelle calze? Strappargliele. Andarle dietro, ora, fissandola. Ora. Un uomo enorme con un wurstel in una mano, e il guinzaglio di un cane pidocchioso nell’altra, urta Julian, di spalla. Di nuovo l’odore. La carne. Pranzare e poi tornare a lavoro. Stasera devo passare da Giovanni.


