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Un’impresa qualsiasi
Il sole picchia forte sulla città che ronza. Tra migliaia di edifici si nascondono stanze condizionate, vicoli, quartieri freschi, oppure afosi come un inferno. Esseri umani di tutte le età perseguono lo stesso un unico ideale, anche quest’oggi: fare soldi, farne tanti. Marco è da solo, dove c’è ombra. Sta pensando.
La mission è chiara, e il trend ormai definito. Marco, come chief executive estremamente business oriented di un’impresa nascente deve adeguare l’investimento iniziale alle prospettive future, stabilire con un certo margine un tetto di stop loss e sperare. Ma questo, nell’oscuro aziendalese – il dialetto delle terre morte degli «ehi papi, mi dai un cinquantino per il manuale di Corporate Finance» – non è nitido nella mente di Marco. No, per lui tutto ciò è ancora irraggiungibile.
Ha fatto i suoi conti, quelli sì: se è possibile comprare a quel prezzo ogni chilo di merce e se lavorandoci si riesce a rivendere al doppio… il gioco è fatto. Ma se nessuno compra? No, la stagione è quella adatta, basta vedere cosa hanno fatto in Via del Corso con l’idea delle fragole.
Marco ora ha caldo. Che ore saranno? Un socio, ci vorrebbe un socio per essere sicuri di farcela. Marco passa in rassegna ancora una volta le scatole capovolte, le brocche, i bicchieri, e il posto vuoto riservato alla materia prima. Da fuori, da un punto imprecisato nel sole, arriva una voce:
– Marco ma cosa fai chiuso in garage da stamattina? Si mangia, vieni subito!
– Arrivo mamma!
La porta blu del garage si apre e Marco corre al primo piano. Sparsi sul pavimento rimangono i disegni di un banco fatto di scatole vecchie, un cartello di compensato con scritto a matita – LIMONATA 2 EURO –, un piccolo camion giocattolo senza una ruota, una bici.
La mission è chiara, e il trend ormai definito. Marco, come chief executive estremamente business oriented di un’impresa nascente deve adeguare l’investimento iniziale alle prospettive future, stabilire con un certo margine un tetto di stop loss e sperare. Ma questo, nell’oscuro aziendalese – il dialetto delle terre morte degli «ehi papi, mi dai un cinquantino per il manuale di Corporate Finance» – non è nitido nella mente di Marco. No, per lui tutto ciò è ancora irraggiungibile.
Ha fatto i suoi conti, quelli sì: se è possibile comprare a quel prezzo ogni chilo di merce e se lavorandoci si riesce a rivendere al doppio… il gioco è fatto. Ma se nessuno compra? No, la stagione è quella adatta, basta vedere cosa hanno fatto in Via del Corso con l’idea delle fragole.
Marco ora ha caldo. Che ore saranno? Un socio, ci vorrebbe un socio per essere sicuri di farcela. Marco passa in rassegna ancora una volta le scatole capovolte, le brocche, i bicchieri, e il posto vuoto riservato alla materia prima. Da fuori, da un punto imprecisato nel sole, arriva una voce:
– Marco ma cosa fai chiuso in garage da stamattina? Si mangia, vieni subito!
– Arrivo mamma!
La porta blu del garage si apre e Marco corre al primo piano. Sparsi sul pavimento rimangono i disegni di un banco fatto di scatole vecchie, un cartello di compensato con scritto a matita – LIMONATA 2 EURO –, un piccolo camion giocattolo senza una ruota, una bici.


