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Good lost old times

Luci giallo-arancio filtrano e scorrono via, come flash, dai finestrini. Dentro è caldo e fuori freddo; quel caldo vaporoso, come di un phon dopo la doccia, che nel getto dell’aria fa sentire i brividi sul collo.
Davanti le parole si mescolano al rumore del motore, un sordo vvrrrr, che si sente meglio appoggiati alla moquette del sedile, un po’ consumata, che odora di cavolo, senza un perché. E il sonno, il sonno è la pace, una pace fatta a misura di ginocchia piegate. Fuori è freddo, filtrano le luci, la macchina va. I genitori continuano a guidare e parlare; Paolo si addormenta ed è felice.

Perché questo blog?
Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
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