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Camera singola

La finestra è chiusa, il gas del fornellino serrato bene, scollegato il telefono. Sabato arriverà il nuovo inquilino. Le mie cose stanno tutte in due casse, una scatola e una valigia, raggruppate, vicine, come se si scaldassero assieme fuori della porta. Filtra sempre un po’ di luce dalla persiana sinistra, angolo basso di destra: ha una stecca scollata, pendente in diagonale. Vedo tutto. L’alone dei poster staccati dal muro, quello delle foto. Il posto dove stavano i tappi per le orecchie e i panni appesi, insieme alla sveglia, sulla sedia-comodino; vedo le macchie eroiche del pavimento ingiallito. È stato bello studiare qui. Siena è stata una bella città, belle queste mie quattro mura. Ora è il momento di lasciare la stanza però, battiscopa infestato di formiche all inclusive. Mariano di là tira lo sciacquone, è l’ultima volta che lo sento, e la smetteremo di litigare su chi sveglia chi al mattino. Andrò a salutarlo con una stretta di mano, i numeri di telefono li abbiamo, e buona fortuna ad entrambi.

Una stanza è solo una stanza, e questa non era nemmeno tutta per me. Eppure ci lascio dentro qualcosa, forse. Adesso parto per tornare a casa, e poi ripartire, verso altre stanze suppongo. Le quattro mura attualmente senza padrone mi salutano facendosi più strette, oppure sono io che mi stiro alzando le spalle, e sono più alto. Un’eco di passi mi dice addio. Sono i miei, esco. Un’ultima occhiata in giro: no, in effetti non lascio niente.

Perché questo blog?
Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
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