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	<title>www.infinitemicrostorie.it &#187; allah akbar</title>
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		<title>Allah akbar</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 10:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MrTree</dc:creator>
				<category><![CDATA[allah akbar]]></category>

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		<description><![CDATA[Nikon D40x &#8211; 24mm, F 4, 1/30.
 
Quando parte, parte. Non c&#8217;è storia. Che sia mattina o sera o metà pomeriggio o chissà quale altra ora del giorno, immersa nell&#8217;aria umida e densa di metà aprile, la voce del muezzin rimbomba dai minareti. Ovunque. Voci e voci, fuori sincrono, lunghe teorie di vocali stirate, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://img410.imageshack.us/img410/9459/vistabosforobiggf0.jpg" target="_blank"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://files.splinder.com/0ba9d3b2971448d2c333a5d7e23047d2.jpg" alt="vista_bosforo_big" /></a><em>Nikon D40x &#8211; 24mm, F 4, 1/30.</em></p>
<p><em> </em></p>
<div>Quando parte, parte. Non c&#8217;è storia. Che sia mattina o sera o metà pomeriggio o chissà quale altra ora del giorno, immersa nell&#8217;aria umida e densa di metà aprile, la voce del muezzin rimbomba dai minareti. Ovunque. Voci e voci, fuori sincrono, lunghe teorie di vocali stirate, di «Aaaaa&#8230;», di «Eeeee&#8230;», di «Iiiii&#8230;», un lamento che è in realtà un invito, un richiamo.<a name="more-19774947"></a> E dalla sua panchina con vista sul Bosforo Mehmet si alza ogni mattina al suono dei primi strilli amplificati. Corre a lavarsi mani, piedi e testa, per pregare verso il sole nascente; in piedi, in ginocchio, prostrato. Poi torna sulla panchina coperta di giornali per godersi in pieno l’alba magnifica.<span id="more-201"></span><br />
Mehmet è così, strano: quando fa bel tempo preferisce dormire davanti alla sua barca, sdraiato sulle panchine lungo la passeggiata del porto di Istanbul.<br />
Essendo il propietario di una piccola imbarcazione e nient’altro, Mehmet potrebbe comunque dormire nella cabina, ma non lo fa. Allah è grande e nelle notti tiepide il respiro aperto del cielo è molto meglio dell’aria viziata di una cuccetta entrobordo. Mehmet è pescatore, anche se pesca poco. «Il balik non tira più» dice spesso, e infatti si è convertito a più fruttuose escursioni marine nello stretto, riuscendo spesso a convincere qualche sprovveduto turista che no, il guscio di noce rosso che lui pilota non si rovescierà in pieno Bosforo.<br />
Se Mehmet è felice canta. In mare o sul molo, quando è di buon umore canta. Sua molgie è morta, ma la figlia è sposata bene, con un commerciante di ceramica. Per ora la salute non manca e fra qualche anno se tutto va bene Mehmet riuscirà a tornare al paese dei suo genitori, lontano dal mare, è vero, ma dove ci sono aranci bellissimi lungo le strade.<br />
La sera Mehmet si addormenta, sotto il cielo qualche volta ancora screziato di rosa, e sogna. Nel sogno c’è un uomo addormentato vicino al mare, su una panchina che guarda il Bosforo. Nel sogno si sente la voce del muezzin che rimbomba dai minareti; una lunga teoria di vocali stirate, di «Aaaaa&#8230;», di «Eeeee&#8230;», di «Iiiii&#8230;».</div>
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<p><em> </em></p>
<div><em>Le foto che compaiono in questo blog sono proprietà dell&#8217;autore del blog stesso, vincolate dalla licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/" target="_blank">Creative Commons.</a> </em></div>
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