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Archivi per la categoria ‘348’

348

(inviata da gala81)

“Emergency”

La scritta sul display era inequivocabile.
Cosa fare era scritto nel manuale e lui lo sapeva a memoria.
La situazione era obiettivamente disperata ed era evidente soprattutto per la quantità di spie che continuavano a lampeggiare velocemente.
Comunicò via radio la sua posizione esatta e all’equipaggio suggerì di rimanere tranquilli e seduti ai loro posti.
Si sganciò la cintura e con il co-pilota scese nella carlinga. Temperatura glaciale e vento gelido. Chiave inglese 36 e un bastone di ferro era tutto ciò che avevano a disposizione.
Aprì il portello e vide un buio profondo 6500 piedi e veloce 880 km/h.
Con la chiave inglese riuscirono a mettere fuori uso il sistema ad aria compressa che comandava il sistema di sblocco.
Infilando il bastone nel meccanismo e facendo leva in due si guardarono consapevoli che quella poteva essere l’ultima fatica delle loro giovani vite.
E l’ultima notte di altre 348 vite in vacanza e 19 al lavoro.
Il carrello sembrò precipitare nel vuoto ma si fermò, in posizione “normale” per l’atterraggio.
In 20 secondi furono di nuovo in cabina di pilotaggio, in comunicazione radio con la torre di controllo per iniziare le procedure d’atterraggio.

“Emergency”

La scritta sul display era inequivocabile ma il manuale parlava chiaro “il display continuerà a segnalare il pericolo anche se il carrello è stato sbloccato perché forzare il meccanismo di sblocco manualmente non interromperà il messaggio del sistema di emergenza”.
Non c’era più timore.
Certo, atterrare con il carrello sbloccato manualmente lasciava ancora qualche spazio alla paura ma ormai i flaps erano alzati e le luci della pista erano ben visibili, si pensava solo alle istruzioni imparate in migliaia di ore di volo e almeno ottocento atterraggi in tutto il mondo.
Tra le 348 vite alcuni si svegliarono altri erano già pronti per riprendere i bagagli.
Le altre 21 tirarono un sospiro di sollievo, ma non lo notò nessuno.

Perché questo blog?
Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
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