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S.T.O. – Surviving The Ordinary

La rubrica che insegna come sopravvivere alle tragedie di ogni giorno

di Turpitus Hemmy

Care amiche, cari amici,

complimenti per aver acquistato il primo episodio di S.T.O. – Surviving The Ordinary. L’unica edizione a puntate di consigli sulla sopravvivenza in ambiente domestico e familiare. Ogni uscita affronta una situazione estrema dell’ordinario, intervistando  chi, dopo aver maturato sul campo l’esperienza necessaria, può dare consigli di sopravvivenza utili ad affrontare i peggiori orrori di ogni giorno. In questa prima dispensa parleremo, insieme a John ‘Trincetto‘ MacCullighan, di una situazione potenzialmente mortale,  qualcosa per cui non bastano anni di esperienza diretta o settimane di training preparatorio: il pranzo di Natale a casa de (e con) i parenti della fidanzata.

John ‘Trincetto’ MacCullighan, che non ha bisogno di presentazioni (16 volte fidanzato in casa, operaio pulimentatore alle acciaierie Brandon Walsh, “Lavanda Gastrica” di bronzo al Capodanno 2008, autore di Mia madre, il Demonio), ci darà utili consigli.

Salve John. Secondo te come è possibile arrivare preparati al pranzo di Natale in casa dei parenti della propria fidanzata?

È difficile preparasi. La sopravvivenza in situazioni del genere è basata su tre cose: attrezzatura, conoscenza e volontà di sopravvivere. Non finirò mai di dirlo: gente, si può sopravvivere a queste cose!

Giusto John, grazie. Ma entriamo nel dettaglio. Cosa porteresti con te come equipaggiamento nell’ambiente ostile, poniamo casa di uno zio?

Vedi, qualcuno ti risponderebbe un coltello e un kit di ami da pesca, ma penso che un cellulare sia la scelta migliore.

Un cellulare?

Sì, un cellulare è il perfetto dispositivo mimetico. Voglio dire, con un cellulare presente è possibile simulare un impegno imprevisto, è possibile chiamare un collega di lavoro per farsi urgentemente richiamare in servizio, è possibile infine intavolare una discussione sui ‘miracoli’ della tecnologia con i vecchiacci invitati al banchetto. Quest’ultimo sarà un dibattito autoalimentante, che partendo dai più vieti luoghi comuni e dalla totale assenza delle mezze stagioni, andrà avanti da solo per ore. In altre parole una situazione perfetta per sgattaiolare in cucina con abile mossa ninja.

Incredibile John! Sei veramente un genio… Ma facciamo un esempio pratico: la vecchissima zia Berta serve il piatto forte di dodici generazioni fa: viscere di tacchino ripene di pollo in galantina. Come si può scampare al pericolo?

La cosa migliore è creare un diversivo. Mi ricordo di un commilitone nel Borneo Malese  capace, ogni volta che si trovava a tavola con i parenti, di inscenare per ore il richiamo della scimmia ubriaca. Dopo un po’ nessuno gli prestava più attenzione, né offriva cibo. Un’altra idea potrebbe essere quella di far cadere una forchetta a terra, e contemporaneamente accusare un malore causato da un attacco terroristico all’antrace. Nel caos, lanciando per buona misura anche un fumogeno, sarà facile infilare il fetido manicaretto in un tovagliolo e ficcarlo nella borsa del proprio partner.

Interessantissimo John, se non sbaglio è quello che facevano anche i Viet Cong  contro gli americani. Un’ultima domanda: e se le nonne presenti al pranzo dovessero attaccare la solfa dei giovani scostumati e dei bei tempi andati?

In questo caso la fortuna è importante. Difficilmente si riesce a fuggire da una lamentazione sul malcostume imperante senza una bella dose di culo. Quello che posso suggerirvi è di sorridere, annuire e trattenere forte il respiro. Se tutto va bene dovrebbe partirvi un embolo e a quel punto la Croce Rossa vi evacuerà dalla zona in pochi minuti.

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Perché questo blog?
Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
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