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Nello studio del dottor Kijerumani

Tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a capire noi stessi.

C.G.J.

Nel suo studio appollaiato tra la Quarta strada Est e Viale Gramsci il dottor Kijerumani osservava il traffico preoccupato. Il suo ultimo paziente era in ritardo.

Dal terzo piano poteva vedere tutta la colonna di macchine in fila, da semaforo a semaforo, una linea colorata e luminosa sospesa a due metri dal suolo. Voleva andare a casa. Voglio andare a casa, voglio. Il dottor Kijerumani viveva da solo ed era un Guaritore. PsicoGuaritore per l’esattezza. Non era un lavoro complicato. Capire i problemi degli altri era una cosa che il dottor Kijerumani faceva con piacere, anche se era faticoso. Il dottor Kijerumani era un uomo energico e dedito al prossimo, ma quest’ultimo paziente lo preoccupava, e non solo per il ritardo. Era solo il suo secondo incontro e non aveva ancora capito in che modo comportarsi.

Come da prassi gli aveva già prescritto fino a 12 respiri di parusina al giorno. Senza dubbio, da quando la parusina è stata messa in commercio, senza controindicazioni, non esistono più patologie psichiatriche.

Il dottore, ancora immobile davanti alla finestra, fissava il tramonto all’orizzonte, ricordandosi perfettamente quando al primo anno della Scuola per Guaritori (era il 2157 o il 2158?), il professore del corso di Farmacocinetica apparendo sui visori di tutti gli specializzandi urlava:

- Abbiamo sconfitto la depressione! Sconfitto la paranoia!

Certo si muore ancora. Certo. Ma almeno è una scelta. Fino a 70 anni tutti hanno diritto all’Equilibrio. Lo stesso dottor Kijerumani aspirò una dose di parusina e si scostò dalla finestra che tornò a rimandare l’immagine di una spiaggia tropicale. Si sentì meglio, più sicuro, più lucido, pieno di fiducia in sé stesso. Suonò il campanello e il dottor Kijerumani andò ad aprire:

- Buonasera dottore – disse una ragazza di vent’anni circa.

- Buonasera Kristiana, si accomodi – rispose sorridendo il dottor Kijerumani.

I due si sistemarono e lasciarono avvolgere dalle poltrone termiche dello studio.

- Allora Kristiana. Ha fatto i suoi respiri oggi?

- Sì dottore.

- Si sente meglio allora?

- No.

No. Incredibile. No. La parusina non aveva effetto su quella ragazza. Com’era possibile? Cosa devo fare?

Il dottor Kijerumani osservò perplesso la ragazza. Kristiana con gli occhi pieni di lacrime guardava nel vuoto.

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Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
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