Giri di catena
Giri di catena
Ci sono strade che è bene percorrere da solo, e ci sono sere in cui dopo la pioggia la città è nitida e pulita come una foto ritoccata; irreale, troppo precisamente immobile.
Quando Toni pedala, pensa. Pensa e pedale, perchË il ritmo circolare delle gambe Ë l’incarnazione del pensiero, insomma, il rimuginio si attiva da solo lon la rotazione dei polpacci.
Silenzio; solo il frusciare della ruota sgonfia sulla satrada bagnata. Il vento, e nessuno davanti; ci si puÚ permettere anche lo zig zag sulle strisce. E’ solo mezzanotte, ma sembara che una bomba abbia ripulito le vie lasciando intatti gli edifici e l’illuminazione intatta. Ogni occhiata Ë una fotografia. Si mescolano tante cose nei giri di catena, tornando a casa, da soli: tu e te stesso, Toni e la bicicletta. E tornano in mente le cose mancate e che mancano, quelle che mai ti saresti sognato di perdere e quelle che mai ti saresti sognato di trovare. E sei contento di te? Nooo. Pedala, pedala. Svolta a sinistra Toni, svolta! Passa un’auto molto veloce, basterebbe un attimo, buttarsi di lato e chiudere; un’auto Ë un modo come un altro diincontrare la mietitrice, ma la totale mancanza di cinismo frena Toni, e frena anche la bicicletta: cosÏ rovini la vita di un altro. Ti immagini mettere sotto un ciclista in una notte come questa?
Una notte d’estate, in bici. Toni pedala e pensa. Se potessimo viaggiare a cavallo della luce, quella dei lampioni per esempio, o quella della luna. Se la luce avesse consistenza, sarebbe bello morderla. Svolta a destra, il portone Ë in vista. La bici inchioda. Vecchia la bici, tale modello Chiorda, anni ‘70, trovata appoggiata ad un cassonetto, che soddisfazione!
Portone, lampione, catena: Toni otrna pedone. E su due gambe la sera Ë divrsa, l’aria Ë ferma, i pensieri smettono di girare.
Su due gambe Ë pi? facile essere seri.
Ci sono strade che è bene percorrere da solo, e ci sono sere in cui dopo la pioggia la città è nitida e pulita come una foto ritoccata; irreale, troppo precisamente immobile.
Quando Toni pedala, pensa. Pensa e pedala, perché il ritmo circolare delle gambe è l’incarnazione del pensiero, insomma, il rimuginio si attiva da solo con la rotazione dei polpacci.
Silenzio. Solo il frusciare della ruota sghemba sulla strada. Il vento in faccia, e nessuno davanti; ci si può permettere anche lo zig zag sulle strisce. È solo mezzanotte, ma sembra che una bomba abbia ripulito le vie lasciando intatti gli edifici e l’illuminazione. Ogni occhiata è uno scatto di otturatore. Si mescolano tante cose nei giri di catena, tornando a casa, da soli: tu e te stesso, Toni e la bicicletta. E tornano in mente le cose mancate e che mancano, quelle che mai ti saresti sognato di perdere e quelle che mai ti saresti sognato di trovare. E l’amore? E sei contento di te? Nooo. Pedala, pedala. Svolta a sinistra Toni, svolta! Passa un’auto molto veloce, basterebbe un attimo, buttarsi di lato e chiudere; un’auto è un modo come un altro di chuderla, ma la totale mancanza di cinismo frena Toni, e frena anche la bicicletta: così rovini la vita di un altro. Ti immagini mettere sotto un ciclista in una notte come questa?
Una notte d’estate, in bici. Toni pedala e pensa. Se potessimo viaggiare a cavallo della luce, quella dei lampioni per esempio, o quella della luna. Se la luce avesse consistenza, sarebbe bello morderla. Svolta a destra, il portone è in vista. La bici inchioda. Vecchia la bici, tale modello Chiorda, anni ‘70, trovata appoggiata ad un cassonetto, che soddisfazione!
Portone, lampione, catenaccio: Toni torna pedone. E su due gambe la sera è diversa, l’aria è ferma, i pensieri smettono di girare.
Su due gambe è più facile essere seri.



Ehi, raga, ho appena scoperto questo blog. Sto leggendo qua e là qualcosa.
Visitate il mio blog letteraio:
http://www.labiglia.blogspot.com
A presto!!!!!
trasferimento come metafora della morte?
Mah! Morire… morire è l’ultima cosa che farà questo blog.