Feed

rss

Tutte le MicroStorie
Archivi

Piangi e fotti – atto III

Con la messa in valore del mondo delle cose cresce in rapporto diretto la svalutazione del mondo degli uomini. Il lavoro non produce soltanto merci; esso produce se stesso e il lavoratore come una merce.
K. M.
A passi strascicati Kid arriva sul pianerottolo. Dietro la porta sente una musica e una bella voce baritonale cantare «L’estate sta finendoooo», a tutto volume. Infila la chiave nella toppa, gira, apre la porta. Con un grembiule a svolazzi bianchi vede un uomo, un vecchio con una enorme barba grigia. L’uomo, uno scopino di piume in mano, spolvera uno scaffale, cantando.

– Oh! Ciao Kid! Mi hai fatto paura! – esclama l’uomo corpulento dalla barba grigia, smettendo di cantare.
– Ciao Karl. Puoi togliere la musica per favore? – risponde Kid.
– Certo, scusami.

Karl toglie la musica e si slaccia il grembiule, osservando preoccupato il ragazzo appena rientrato. Kid ha profonde occhiaie, il viso scavato, e le spalle curve.

– Com’è andata oggi Kid? – domanda Karl con un filo di apprensione nella voce.
– Al solito – risponde il ragazzo. Ho fatto due colloqui stamani. Mi hanno chiesto com’è che mi immagino il mio capo ideale.
– E tu cosa hai detto? – domanda il vecchio, mentre il ragazzo si sveste, posando con cura la fondina e la pistola sul tavolo della cucina.
– Gli ho detto che vorrei che fosse autorevole ma non autoritario, insomma le solite cazzate.
– Ah.
– Mi hanno detto che mi faranno sapere, come sempre.

Silenzio. Nel bilocale di Kid i rumori della strada non arrivano a quest’ora della sera. Il ragazzo è ormai svestito. Si butta sul letto. Karl lo segue in camera, sempre più preoccupato.

– Insomma – domanda Karl, con parole piene di tatto – questo lavoro si fa attendere, eh?
– Già – replica il ragazzo.
– In fondo però non è detta l’ultima parola, no? Una laurea ce l’hai, coraggio!
– Sì, come no. Una laurea in Storia…
– Non abbaterti, Il lavoro non è la fonte di ogni ricchezza!
– Prego?
– No, dicevo per dire e comunque un lavoro in effeti lo fai già – continua conciliante Karl.

Kid si accende una sigaretta. E stanco. Vuole dormire.

– Karl ti dispiace lasciarmi dormire? domani ho un’altra giornatccia.
– Certo Kid, certo. Ti aspetto per pranzo?
– No, devo vedere un dirigente della Fintoplastic Corporation.
– Ah, un altro colloquio?
– No, questo è per l’altro lavoro.
– Ah. Un altro in meno allora…
– Esatto.

Silenzio.

– Buonanotte Kid. Dormi bene.
– Buonanotte Karl.

Kid rimane seglio per alcuni minuti a pensare. Karl dopo aver chiuso la porta della camera scompare senza ruomore, lasciando una scia profumata leggermente di mentolo.

Leggi anche:

2 Commenti 8220;Piangi e fotti – atto III”

Lascia un Commento

Perché questo blog?
Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.
Alcuni vicini

SIC

Trentarighe
Creative Commons License
InfiniteMicroStorie by MrTree is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License
Contatore siti

Il blog è progettato per essere letto con logo_fire a una risoluzione di almeno 1024x768

Bad Behavior has blocked 15 access attempts in the last 7 days.